Sarzana, 6 maggio 2018 - Silenzi, affermazioni e smentite, chiarimenti che aggiungono solo perplessità alla triste quanto ormai scontata fine della fattoria di Marinella. Tace il Monte dei Paschi di Siena, mentre guarda morire di eutanasia la tenuta e il borgo. Tacciono i suoi soci e debitori, Ccc, Unieco e Condotte, che uniti nella ‘Società Progetto Marinella’ detengono il 75 per cento della Spa in liquidazione. Parla uno dei liquidatori, Leonardo Pagni, davanti a sindaco e lavoratori riuniti nella ‘camera ardente’ della fattoria: «Renovo ha fatto tanti bei discorsi, ha chiesto l’affitto dell’azienda ma poi in realtà non ha mai presentato nulla. Sulla White Holding la trattativa ci ha scavalcato ed è stata portata avanti da uno dei soci della Marinella. Dieci giorni fa ci è stato detto che è stata ritirata».

Ribatte il giorno dopo la società Renovo, che nell’ultimo mese ha lasciato tutta la scena alla White Holding del gruppo Volpi. E ristabilisce la sua «verità rispetto alla trattativa» con Marinella Spa partita a ottobre. «Dopo una attenta, lunga e difficile due diligence, a dicembre, – puntualizza – abbiamo inviato ai liquidatori una offerta formale di acquisto dell’intera tenuta insieme ad una proposta di gestione immediata dell’azienda agro-zootecnica. Viste le difficoltà a trovare un accordo economico sull’acquisto dell’intera Tenuta, difficoltà per lo più interne alla proprietà, al fine di scongiurarne la chiusura abbiamo ritenuto doveroso inviare una proposta di affitto immediato dell’azienda agro-zootecnica». Era pronta, dice ancora, a comprare la mandria, riassumere tutti i dipendenti e, con un contratto di affitto di almeno 3 anni, investire per rilanciare l’azienda agricola». Proposta non accettata e neppure riscontrata: «Ancora oggi non comprendiamo perché» commenta Renovo, che definisce le affermazioni del liquidatore «lontane dalla verità» e lascia aperta la speranza di poter realizzare un «grande progetto di rilancio della Piana» insieme al territorio.

A Marinella per ora non resta che lo sguardo sconfortato sulla desolazione di un ‘tesoro’ lasciato alle ortiche. Una distesa di erbacce su 360 ettari, coltivati a basilico solo i 70 che la Spa ha dato in affitto per la produzione del pesto. Tutto fermo, l’unica attività ancora in corso è quella del liquidatore dell’azienda agricola Davide Piccioli. «Ma ormai si tratta solo di carta: riscuotere i crediti e pagare i debiti – spiega – Fino all’ultimo ho sperato che finisse diversamente. L’unica soddisfazione per me sono state le telefonate e i messaggi dei dipendenti che, pur rammaricati, mi hanno ringraziato. Per un anno tra noi c’è stata unità di intenti: il mio compito è stato quello di liquidare i beni aziendali nel miglior modo possibile, ricercando una vendita unitaria per valorizzare al meglio gli assets mantenendo l’azienda viva, seppure con una gestione ridotta al minimo, finchè ci fossero state trattative in corso. Poi è arrivato l’ordine di liquidare...» Ora che l’azienda agricola esce di scena anche il marchio del Latte Marinella, di proprietà della Spa, potrebbe finire in quello ‘spacchettamento’ che sembra essere ormai l’unica ipotesi perseguita dalla proprietà. Sul futuro solo dubbi, e certezze disarmanti: da anni ormai il «grande progetto unitario» vantato dalla politica è carta straccia e il territorio un ‘vuoto a perdere’, sotto l’incuria e lo scaricabarile.