Prato, 14 luglio 2018 - Gli volevano, gli volevamo tutti bene. Quella sua aria di finto burbero nascondeva una grande umanità che era anche l’approccio più valido per i giovani calciatori pronti ad affrontare un’esperienza di calcio e di vita. Per Beppe Medico, scomparso ieri all’età di 73 anni all’ospedale di Careggi dopo una breve malattia, non c’erano mezze misure. Perché il calcio era per lui anche una scuola di umanità dove si affrontavano prima di tutto i sacrifici delle convivenze, per poi affermarsi anche sul piano tecnico.

Che si trovasse davanti a un calciatore affermato o a un ragazzo delle giovanili, la lezione di Beppe era sempre la stessa: quella dell’umiltà, del sacrificio e della dedizione. Erano queste anche le caratteristiche di vita di Beppe che, insieme alla moglie, affrontava i problemi, giorno dopo giorno, del Prato apparentemente minuti, con una dedizione e un’umiltà totale. In campo dalla mattina alla sera per correggere le anomalie del terreno di gioco; nello spogliatoio a parlare con discrezione e riservatezza con i ragazzi, soprattutto con quelli più in difficoltà; a rimettere a posto le cose di ognuno di loro come un padre di famiglia a cui si doveva rispetto e gratitudine. Alla moglie Irma e ai figli Giampiero e Mario le condoglianze de La Nazione.

Roberto Baldi