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Trattativa e stadio, la procura gioca d’anticipo

Aperto un fascicolo senza indagati. Nicolosi: «Chiarire eventuali comportamenti illeciti»

di LAURA NATOLI
Ultimo aggiornamento il 5 agosto 2018 alle 08:38
Il procuratore Giuseppe Nicolosi (foto Attalmi)

Prato, 5 agosto 2018 - La procura è arrivata prima del sindaco. E’ l’ennesimo colpo di scena, nella travagliata (e grottesca) vicenda della cessione dell’Ac Prato su cui è in corso un braccio di ferro fra la società (o meglio, Paolo Toccafondi, anche se formalmente alla guida risulta la sorella Donatella) e il sindaco Matteo Biffoni. Un mese e mezzo di voci, annunci di cessioni imminenti, trattative sfumate e smentite, che hanno trasformato il caso in una specie di fiction finita nel peggiore dei modi: il mancato ripescaggio della squadra dalla serie D e un fascicolo in procura. Il procuratore Giuseppe Nicolosi ha aperto sul caso un «modello 45», in termini tecnici un fascicolo senza notizia di reato e senza indagati, almeno nella prima fase. Il fascicolo è seguito direttamente da Nicolosi. «Serve per verificare quello che è successo – ha spiegato – e valutare se ci sono profili da approfondire».

Il procuratore ha iniziato a «interessarsi» al caso ben prima dell’annuncio di Biffoni di venerdì pomeriggio di voler portare la carte in procura. «Al momento non abbiamo ricevuto nulla», ha detto Nicolosi. Nel mirino sono finiti la trattativa e la decisione del Comune di far sloggiare il Prato dal Lungobisenzio entro il 20 agosto, a ridosso dell’inizio del campionato, e senza certezze sulla pubblicazione del bando per la gestione dell’impianto. Una mossa finita sotto la lente di ingradimento: la procura vuole capire se il Comune può negare lo stadio alla società. E’ stata la mancaza del Lungobisenzio la discriminante che ha penalizzato il Prato nel ripescaggio. La squadra si è presentata di fronte alla Federcalcio senza un impianto a disposizione. In realtà, Toccafondi aveva inviato una lettera al Comune nel maggio scorso in cui restituiva il Lungobisenzio al Comune perché la squadra era retrocessa in D. Da quel momento è cominciata la girandola della cessione durante la quale si sono alternati nomi e personaggi più o meno credibili. Lo stesso Toccafondi aveva detto di voler dar via il Prato a zero euro, chiedendo la mediazione al sindaco per trovare un acquirente che potesse rilevarlo. Prima si è parlato della cordata canadese che farebbe capo al fantomatico avvocato Joseph L. Romano, poi sono spuntati gli inglesi, e infine di nuovo il canadese che ha offerto garanzie nel momento in cui si era affacciato sulla scena l’unico personaggio, probabilmente, credibile: l’imprenditore pratese Tommaso Becagli. Il timido tentativo di Becagli di intavolare una trattativa con il sindaco è naufragato di fronte alla notizia del ritorno, al fotofinish, della cordata canadese. Il tira e molla è andato avanti fino a metà luglio quando Biffoni, stufo, ha scritto alla società comunicandogli di lasciare il Lungobisenzio entro il 20 agosto facendo seguito alla disdetta inviata dal Prato a maggio. Lo sfratto non è piaciuto a Toccafondi che, senza stadio, avrebbe dovuto dire addio (come poi è stato) al ripescaggio e alla trattativa con Romano che come unico veto aveva messo quello della permanenza in C. E adesso? Toccafondi ha detto di voler andare per le vie legali sullo stadio e ha dato mandato al suo avvocato, Enrico Guarducci, di vendere la società entro il 10 agosto. Il sindaco venerdì ha annunciato di portare le carte in tribunale. Nel frattempo, la procura aveva giocato d’anticipo.

 

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