Prato, 5 luglio 2018 - Sembra davvero la volta buona. Una data da fissare indelebile nella storia del Prato, cioè quella del passaggio di mano dall’era Toccafondi (padre prima, figlio poi), alla cordata italo-inglese della fondazione Eud International, ancora non c’è. Manca, in effetti, la firma decisiva dal notaio. E fino a quel momento tutto può ancora succedere. Non è un eccesso di pessimismo o di sfiducia, ma semplice precauzione.

Già in passato alcune trattative partite con il favore dei pronostici si sono poi arenate o sono addirittura scomparse nel nulla. Mancanza di tempi tecnici, improvvisi ripensamenti, dietrofront repentini. Si è visto di tutto. Paolo Toccafondi, come è giusto che sia, ha richiesto tutte le garanzie del caso. Sembra molto vicino a mettere nero su bianco la cessione. E stavolta, se l’affare dovesse saltare, avrà di certo qualche spiegazione in più da dare, in primis al sindaco Biffoni, che si è speso per garantirgli più di un interlocutore. Lo slancio in avanti della cordata inglese, desiderosa di mettere il cappello a un’impresa epocale, conoscendo l’attenzione alla riservatezza di «Paolino», potrebbe anche diventare un boomerang pericoloso da gestire. «Non so come valutare questo zelo da parte dei possibili acquirenti – si lascia sfuggire il sindaco Biffoni, parlando più da tifoso che da primo cittadino –. Finché non verrò invitato alla firma effettiva dal notaio non misento di dare niente per scontato».

Si intuisce che ancora qualcosa non gira come dovrebbe girare. Mancano i soldi sul piatto. Non è poco, ma può non essere molto. E in queste ore, se mai qualche altro interessato volesse provare un incredibile sorpasso in extremis (leggi cordata canadese o altra cordata italiana), potrebbe anche provare l’all-in per ingolosire il presidente Toccafondi. Anche i tifosi, sui social, sono un tripudio di sensazioni contrastanti. Prima l’euforia, poi la diffidenza, poi ancora il timore, giustificato dalle precedenti esperienze, che finisca come al solito tutto a tarallucci e vino (per non dire di peggio).

Intanto c’è di certo, oltre al comunicato ufficiale della Fondazione Eud International, che l’ultimo sopralluogo della commissione di vigilanza per il pubblico spettacolo al Lungobisenzio, effettuato ieri mattina, non ha ancora concesso l’agibilità all’impianto. Lo stadio non è stato bocciato, ma solo «rimandato». Il problema non è strutturale, ma riguarda le rifiniture. Mancano ancora i cancelli per dividere le tifoserie, le telecamere e la cartellonistica. La prossima settimana ci sarà un nuovo sopralluogo, decisivo per stabilire se un impianto agibile, uno dei requisiti fondamentali per la domanda di ripescaggio in serie C, sarà o meno a disposizione della società biancazzurra. Senza bisognerà considerare di ripartire dalla serie D. Per presentare la domanda coi dovuti requisiti, in ogni caso, c’è tempo fino a fine luglio.