Novello Novelli
Novello Novelli

Prato, 11 gennaio 2018 - NOVELLO Novelli , uno degli attori simbolo del cinema di Francesco Nuti, se n’è andato a 87 anni. Nessuno potrà mai smentire che la sua vita e la sua carriera siano state fortemente legate alla star pratese. A partire da un tardivo debutto come attore, avvenuto per l’unico film interpretato nel 1981 dai Giancattivi, prima dello scioglimento definitivo avvenuto al termine di quella lavorazione. Per l’unica volta insieme, Athina Cenci, Alessandro Benvenuti (che era anche il regista), Francesco Nuti e appunto Novello Novelli in «Ad Ovest di Paperino». A partire da quel film il grande pubblico si accorse di lui, di quell’inconfondibile volto che avrebbe lasciato una impronta a ogni partecipazione. «Ho lavorato per 40 anni alla Sip. Ci sono stato bene, ci sono stato male, ci sono stato e basta», ripeteva più volte nelle scene finali. Nacque dunque su quel set l’amicizia tra Novello Novelli e Francesco Nuti che nel giro di pochi mesi sarebbe diventato un divo miliardario del cinema comico. Novello lo ritroveremo in seguito in quasi tutte le pellicole di Cecco. Intanto in «Madonna che silenzio c’è stasera» dove interpreta il barista, ma anche in «Io Chiara e lo Scuro» e in «Son contento», tre film diretti dal regista romano Maurizio Ponzi che lanciarono Nuti come attore solista.

POI coraggiosamente Francesco Nuti decide di tentare la carta del regista. E per la prima volta dietro la macchina da presa chiama ancora l’amico Novello: «Casablanca Casablanca» del 1985 sull’amato mondo del biliardo con Giuliana De Sio, «Tutta colpa del paradiso» scritto anche da Giovanni Veronesi (che poi lo avrebbe chiamato per «Maramao») e interpretato da Ornella Muti, «Stregati» il film più strano e meno commerciale di Nuti, girato in una Genova notturna. In «Carsuso Pascoski di padre polacco», altre scene cult con frasi celebri: «Dammi un bacino» dice un Nuti completamente ubriaco in piazza della Signoria, proprio a Novello nel ruolo di un maresciallo dei carabinieri. E quando i ruoli non c’erano, non mancava comunque una comparsata tutta da ridere, come quella in «Willy Signori e vengo da lontano», dove Novello era un divertente cadavere. Ancora morto in «Caino e Caino» tutto girato a Prato, diretto da Alessandro Benvenuti, con molte scene girate dentro a una bara. Indimenticabile come nonno Annibale in «Benvenuti in casa Gori», film cult tratto dalla piece teatrale di Benvenuti, ma prodotto per il grande schermo dall’amico Francesco Nuti.

NEGLI anni Novanta poi è nel cast dello sfortunato «Occhiopinocchio» e di altri titoli. «Con Francesco ci si intendeva al volo, mi ci trovavo bene, lui mi rispettava, c’era soddisfazione a lavorare insieme. Ho vissuto anche a casa sua a Roma», aveva dichiarato con affetto Novello in una puntata di Stracult del 2013. Prima geometra, poi impresario di Mario e Pippo Santonastaso e infine attore debuttante a cinquant’anni per tutti i cineasti toscani, soprattutto per il caro, indimenticato amico Francesco Nuti. I suoi personaggi erano davvero «simpatico prezzemolo» del cinema di Cecco da Narnali.

Federico Berti