L'attore Marco D'Amore
L'attore Marco D'Amore

Prato, 11 giugno 2016 - Non sarà nelle vesti di Ciro, soldato della camorra spietato e sanguinario, ma di Luca, uomo fragile e sognatore, attore che si arrabatta da una vita per raggiungere i propri sogni ma che a un certo punto è costretto a svegliarsi bruscamente rendendosi conto che suo padre Edoardo sta morendo e che quel rapporto interrotto da anni ora va ricostruito per vivere insieme gli ultimi istanti rimasti. Un tumore ai polmoni, causato dall'esposizione all'amianto nella fabbrica dove ha lavorato per anni, lo sta consumando. Stavolta non siamo al Sud, non è Scampia la terra da cui sgorga il male ma siamo a Casale Monferrato. Il dolore e la morte provengono stavolta dal Nord, dal salottiero Piemonte. Non è la camorra che uccide ma sono le fibre di amianto. E accade in quello che, in teoria, dovrebbe essere un posto sicuro: il posto di lavoro.

Un filo rosso lega Scampia devastata dalle mafie a Casale Monferrato, dove manca il rispetto per la salute sul lavoro e per l’ambiente. Protagonista di entrambi gli sfracelli umani Marco D'Amore, Ciro in 'Gomorra', Luca in 'Un posto sicuro'. Film, quest'ultimo, presentato ieri sera al 'Prato Film Festival' dove lo stesso attore casertano è ospite, anche stasera per la premiazione, del direttore artistico del festival, Romeo Conte e dell'assessore alla cultura Simone Mangani insieme a Ivano Marescotti, Neri Parenti, Claudio Bigagli.

'Un posto sicuro' è l'opera prima del piemontese Francesco Ghiaccio è un dramma che per la prima volta porta sul grande schermo il caso Eternit di Casale Monferrato, la tragedia dell'amianto che ha lasciato per strada centinaia di morti. Marco D'Amore, oltre ad esserne protagonista, ne ha firmato la sceneggiatura insieme a Ghiaccio e lo ha prodotto insieme a Indiana Prodaction. “Ma la soddisfazione più grande – racconta D'Amore – è che la scorsa settimana abbiamo ricevuto due nomination per i Nastri d'Argento”.  Un film coraggioso nato dall’incontro con la città di Casale Monferrato e la lotta della sua comunità contro Eternit: Casale è la città che ha pagato, nel mondo, il prezzo più alto causato dalla fibra killer, con oltre 3mila vittime.

E' un film coraggioso anche questo dopo Gomorra?

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Il personaggio che interpreta, Luca, è l'anti Ciro...

“Sì, qui siamo all'antitesi di Gomorra. Qui si parla di cittadini, di denunce, di coraggio. E' un film politico. Per politico intendendo res publica. Luca poi è un personaggio di una fragilità e una delicatezza che lo distanziano anni luce dal Ciro violento e sanguinario di Gomorra”.

In che panni si è calato meglio: in quelli di Ciro o di Luca?

“Stare nelle vesti di Ciro per un attore è il massimo. E' un regalo vero e proprio per la carriera di un artista. Poi è evidente che bisogna fare i conti con quello che quel personaggio lì rappresenta e comunica. E sai che stai mettendo in scena un racconto amaro. E quindi occorre sempre una distinzione netta tra mestiere, lavoro, gioia di interpretare un personaggio e quello che comunichiamo con tali personaggi”.

Come si è calato nel personaggio di Ciro?

“Innanzitutto dalla sceneggiatura, che è ineccepibile. Poi mi sono nutrito di volti, personaggi, che hanno fatto parte del mio trascorso. Io sono nato a Caserta, ho avuto modo di vedere tante cose e quell'aria lì l'ho respira. Poi ho avuto una famiglia meravigliosa che mi ha tenuto fortunatamente a distanza”.

Fuori è Ciro o Marco?

“Adesso, finalmente, riesco ad essere Marco. Le persone sono riuscite a seguire il percorso dell'attore. Ora per la mia gioia mi riconoscono come Marco. Nella prima serie eravamo solo Ciro, Genny, Pietro. Ma è normale che nella memoria collettiva fossimo identificati con loro”.

Ha subito una grande trasformazione fisica per diventare Ciro, cosa è successo?

“Prima di Gomorra, avevo chili in più e capelli lunghi. Ho perso 20 chili, ho rasato i capelli facendo diventare il volto più spigoloso e piano piano sono diventato Ciro”.

Ciro resterà cattivo per sempre?

”Non svelo niente. E' evidente che noi raccontiamo di una piccola fetta di società deviata. Raccontiamo il male attraverso gli occhi di personaggi assolutamente negativi, ovviamente sono tutti la rappresentazione di un certo tipo di umanità”.