Francesco Nuti in una delle scene cult di "Madonna che silenzio c’è stasera"
Francesco Nuti in una delle scene cult di "Madonna che silenzio c’è stasera"

Prato, 30 settembre 2017 - Sono almeno quaranta i film girati a Prato, a partire dagli anni ’50. Naturalmente quasi tutti i cineasti nati o cresciuti in città, vi hanno ambientato alcune sequenze importanti dei loro film. Vergaio e dintorni con un giovanissimo Roberto Benigni per «Berlinguer ti voglio bene», proprio 40 anni fa; ancora Benigni in «TuttoBenigni» e naturalmente Francesco Nuti. Come non ricordare «Madonna che silenzio c’è stasera» del 1982, primo film di Nuti da solista dopo la rottura coi Gianccattivi. E poi ancora anni dopo «Il signor Quindicipalle» con una bella sequenza al castello dell’Imperatore, «Caruso Pascoski» con gli interni alla Coop di Piazza San Marco, «Ad ovest di Paperino» che nel titolo si rifà alla località pratese. C’è poi la coppia Marco Cocci attore, Edoardo Nesi regista alle prese con «Fughe da fermo» tratto da un libro del secondo, e una lunga serie di talenti pratesi come Gabriele Cecconi (Il seminarista), Marco Limberti (Cenci in Cina), il collettivo John Snellinberg (La banda del brasiliano e Sogni di gloria). Persino le Pagliette parteciparono nel 1985 a «Mai con le donne» di Giovanni Fago, un originale musical con Lamberto Muggiani.

Ma sono tante anche le star che sono passate in città per girare alcune sequenze. Grandi attori come Rossano Brazzi in «Salvare la faccia», Marcello Mastroianni in «Per le antiche scale» di Mauro Bolognini, Ugo Tognazzi per il terzo capitolo di «Amici miei» diretto stavolta da Nanni Loy, Mariagrazia Cucinotta in «Sweet sweet Maria»; Elio Germano, Valeria Bruni Tedeschi a Montepiano per «Padroni di casa», Enrico Montesano con Alessandro Benvenuti in «Caino e Caino», Rocco Papaleo in «Cinque giorni di tempesta» scritto da Sandro e Giovanni Veronesi. Oppure registi impegnati come i fratelli Taviani con «Le affinità elettive» girato a Poggio a Caiano, giovani registi dell’ultima generazione come Daniele Vicari che raccontò la Chinatown pratese nello splendido «Il mio paese». Il primo della lista tra i registi impegnati a scegliere Prato fu Gillo Pontecorvo per il suo mediometraggio «Giovanna», dedicato alle operaie nelle fabbriche tessili degli anni ’50 (aiuto regista un debuttante Giuliano Montaldo). Tra gli ultimi, Paolo Virzì appena fuori città, ai Gigli, per «La pazza gioia». Un pizzico di erotismo con Nadia Cassini con «L’insegnante balla con tutta la classe» ed un pizzico di splatter con Lamberto Bava con «The torturer». Infine, «Lettere dal Sahara» di Vittorio De Seta: la storia di un ragazzo di colore che si trasferisce a Prato.

Federico Berti