Prato, 25 febbraio 2018 - Il tessile  è ancora appetibile oppure no? E’ questa la domanda da porsi quando dai protagonisti del distretto giunge un appello accorato per la ricerca di figure professionali da inserire nelle lavorazioni. E’ di questi giorni la riflessione sul futuro del distretto lanciata dall’OrdituraA di Luana Coppini, di Montemurlo. Pur essendo una delle azienda più strutturate del distretto, nata nel 1987, la sua titolare analizza con luicidità i bisogni di una realtà produttiva che rischia di andare a morire. «Se il tessile a Prato un giorno finirà non sarà perché non c’è più lavoro, ma perché non ci sono più persone che hanno le professionalità per lavorare. - spiega Luana Coppini, che a 20 anni ha dato vita alla sua azienda – Questo settore ha ancora tante potenzialità, ma purtroppo manca il ricambio generazionale. I corsi, promossi da varie associazioni di categoria, puntano sempre a formare figure apicali, ma ancora non è stata fatta una riflessione seria sulla necessità del distretto d’investire sulla formazione di operai specializzati in fasi di lavorazione chiave per la sopravvivenza del tessile, come l’orditura o la tessitura». La grande forza di questa azienda con 16 dipendenti è stata quella di aver capito in anticipo le nuove esigenze del mercato, aver investito in macchinari all’avanguardia e aver riunito in un unico ciclo orditoi (ben 9) e telai per rispondere a qualsiasi esigenza del cliente, lavorando con grande flessibilità con tutti i tipi di tessuto. L’appello di Coppini è stato accolto dal sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini, richiamando il mondo politico ed imprenditoriale sulla necessità di «un patto per la formazione».

«L’OrdituraA di Luana Coppini è una delle tante eccellenze del nostro distretto. Un’azienda lungimirante che ha saputo trasformarsi da semplice orditura a centro servizi. Come per altre aziende, anche qui c’è il problema del ricambio generazionale, questione che va affrontata a livello di distretto. Il tessile è ancora il motore trainante della nostra economia ed è importante investire sulla formazione per non disperdere un patrimonio di competenze. Mi rivolgo in particolare ai sindaci e agli imprenditori ai quali dico: apriamo un confronto con la Regione, perché il ricambio generazionale e la formazione rischiano di diventare il vero problema per la sopravvivenza del distretto». Massimiliano Brezzo della Filctem Cgil si pone la domanda «se ancora oggi sia remunerativo investire 3-4 anni in formazione e in apprendistato prima di avere un orditore specializzato: il problema è se il lavoro è pagato in modo adeguato e come viene pagato».