L'intervento della polizia
L'intervento della polizia

Prato, 1 giugno 2016 - Prostituzione e droga. Erano le attività principali che venivano svolte all’interno dei circoli "socio-culturali" (era questa la loro classificazione) che facevano capo a Jacopo Hsiang, 32 anni, nato a Prato, personaggio di spicco dell’associazione cinese Cervo Bianco, la stessa che il 6 febbraio scorso, aveva portato per le strade del Macrolotto circa duemila connazionali per chiedere «pace», «legalità», «solidarietà», e «integrazione».

Hsiang, in realtà, gestiva una serie di locali notturni all’interno dei quali gli avventori potevano trovare prostitute e droga (soprattutto cocaina e ketamina) sempre disponibili. E’ all’interno di questo contesto che ieri la squadra mobile, diretta dal vicequestore Francesco Nannucci, ha eseguito undici ordinanze di custodia cautelare (di cui cinque in carcere) con l’accusa di sfruttamento della prostituzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Le ordinanze firmate dal gip sono state richieste dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, coordinati dal procuratore Giuseppe Nicolosi.

E’ stata chiesta inoltre l’interdizione dalla professione per sei mesi per un avvocato penalista pratese. A finire in carcere oltre a Jacopo Hsiang, sono stati l’ex moglie Xiaorong Yang (detta Giulia) Lifu He, Yang Ding, Shufen Hu (detta Xiaoye). Ai domiciliari sono finiti Xiaofan Du e Xiaohong Shen.

Mentre hanno l’obbligo di dimora la madre di Hsiang, Min Sun e la sua attuale compagna e Shuangshuang, tutti a vario titolo accusati di aver gestito il giro di prostituzione e di spaccio. Due persone non sono state ancora trovate. Il circolo «Vip» di via Guinizzelli a Grignano è stato sequestrato.

Le indagini della mobile sono partiti da due episodi distinti. Il primo è il sequestro, nell’estate scorsa, di un altro circolo in via Bovio (il «Gong guan») dove era stato scoperto un giro di prostituzione cinese e spaccio. Due donne furono arrestate. Il secondo episodio, invece, è il decesso di un giovane cinese per overdose, avvenuto dentro il circolo di via Guinizzelli pochi giorni dopo il sequestro del primo locale. Le indagini della Mobile hanno portato alla scoperta di un legame tra i due circoli: entrambi facevano capo a Hsiang, anche se lui non compariva mai come intestatario del contratto di affitto o come presidente, ma figurava sempre un prestanome.

E’ a questo punto che si inseriscono altre due figure: un avvocato penalista pratese e un notissimo imprenditore immobiliare di Prato. Tramite l’avvocato, infatti, Hsiang avrebbe tentato di ottenere il dissequestro del locale di via Bovio. Il professionista si sarebbe adoperato per presentare le carte al tribunale, carte da sottoporre al pm Gestri e al gip, Angela Fantechi, per il dissequestro. Ma dalle carte sono emerse subito diverse irregolarità che hanno spinto gli investigatori ad andare a fondo della questione intercettando tutti i protagonisti della vicenda.

E’ proprio dalle intercettazioni che gli inquirenti sono riusciti a risalire all’identità del titolare di fatto dei due circoli, Hsiang. Il cinese insisteva per il dissequestro del locale di via Bovio tramite il legale. «Veniva fatto figurare un nuovo presidente del circolo, un albanese che il giorno della presunta delibera del consiglio del circolo si trovava in Albania per sposarsi – hanno spiegato gli inquirenti – Oppure le dimissioni della prima presidente, arrestata durante il sequestro, erano datate il giorno stesso del sequestro quando la donna si trovava in Questura».

L’avvocato è finito nei guai con l’accusa di concorso in sfruttamento della prostituzione e spaccio. Anche la seconda indagine, quella sulla morte del cinese per overdose al «Vip», ha riportato gli inquirenti a Hsiang come gestore del locale. In questo quadro si inserisce pure l’imprenditore, proprietario del fondo di via Bovio, che è intervenuto per ottenere il dissequestro dal Tribunale. Nelle carte ci sono telefonate tra l’imprenditore e Hsiang dalle quali – secondo l’accusa – si capisce che il pratese fosse a conoscenza del fatto che gli affitti fossero tutti intestati a prestanome e che sapesse quello che accadeva nel locale. L’imprenditore al momento risulta solo indagato. Sarà sentito in Procura venerdì mattina. Hsiang, tra l’altro, ha già una condanna definitiva per lesioni. la squadra mobile ha scoperto, inoltre, che il cinese è l’autore del violento pestaggio avvenuto nel dicembre del 2015 al Parco Prato.

Hsiang pestò a sangue l’imprenditore pratese Paolo Colzi mentre i due si trovavano in fila per acquistare un panino a un chiosco in piazzale Abbé Pierre, nei pressi del Parco Prato. Colzi riporto la frattura del naso, un taglio sotto un occhio e sulla fronte e contusioni varie con una prognosi di 25 giorni.