Violenza sulle donne

Prato, 20 luglio 2018 - «Nel giro di due anni mi sono dovuta rivolgere al punto rosa ben 65 volte. Lo ricordo bene, me lo disse un medico. Aggiunse che gli sembrava impossibile che il mio convivente fosse ancora libero». E’ uno dei passaggi chiave della drammatica testimonianza di una trentaquattrenne pratese, comparsa ieri di fronte al giudice Leonardo Chesi nel processo che vede imputato l’ex compagno, un pratese di 43 anni, pluripregiudicato, per il reato di maltrattamenti in famiglia. L’uomo, difeso dall’avvocato Gabriele Terranova, è detenuto alla Dogaia dal febbraio scorso quando venne arrestato dalla polizia in seguito all’ennesima aggressione nei confronti della donna. Un episodio turbolento perché la donna per sfuggire alla esplosione di rabbia dell’ex compagno scappò di casa e, scalza cercò rifugio all’interno dell’ufficio postale di Iolo.

«Mi aveva minacciata e per paura scappai cercando aiuto dentro l’ufficio postale a pochi passi dalla nostra abitazione», ha raccontato incalzata dalle domande del pm Laura Canovai. «Nell’ufficio entrò anche lui dopo avermi rincorsa. La direttrice e un’altra impiegata tentarono di fermarlo ma lui continuava a inveire contro di me e a prendermi per i capelli e strattonarmi». L’uomo venne rintracciato poco dopo dalla polizia e arrestato. Non era la prima denuncia che la ragazza presentava contro il compagno. I maltrattamenti andavano avanti da anni e la vittima, che si è costituita parte civile nel processo, assistita dall’avvocato Patrizio Fioravanti, aveva sporto molte denunce dello stesso tenore: la convivenza, durata dal dicembre 2016 al febbraio scorso, era sempre stata costellata da violenze di ogni genere. Due anni di inferno, di minacce e pestaggi, un’ossessione, una gelosia malata e aggressiva.

«Ero rimasta con lui perché non sapevo dove andare – ha confessato – Avevo avuto problemi di tossicodipendenza ed ero venuta via da casa dei miei genitori, rimasti sempre all’oscuro di quello che mi stava accadendo. Adesso seguo un percorso di riabilitazione e vivo in una struttura protetta, indicatami dal centro La Nara». La trentaquattrenne ha raccontato i pestaggi subiti negli anni e di tutte le volte che è stata costretta a recarsi al pronto soccorso e al punto rosa per chiedere aiuto. «Mi prendeva per i capelli e mi trascinava a terra – ha detto – Mi picchiava, mi spintonava, una volta arrivò perfino a sbattermi la faccia con violenza sul parabrezza di un’auto parcheggiata in strada. Mi ha rotto un malleolo. Ho il naso deformato a causa delle botte prese in volto. Pesavo appena 49 chili mentre lui è un uomo corpulento». Un brutto caso, uno dei tanti. Perché anche a Prato le denunce si moltiplicano giorno dopo giorno con dati oramai allarmanti. Il processo è rinviato a settembre.