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5 apr 2022

Via Ciulli, l’ultima chance "Riaprite il sottopasso"

E’ chiuso dal 2010 quando vi morirono tre donne cinesi, intrappolate sott’acqua . Il Comune presenta un nuovo ricorso: "A breve ci sarà la cassa di espansione"

5 apr 2022
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Il terribile incidente di via Ciulli (foto Attalmi)
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Il terribile incidente di via Ciulli (foto Attalmi)

Il sottopasso di via Ciulli ci riprova. O meglio, a riprovarci sarà il Comune di Prato che per la quarta volta chiederà a un giudice di poterlo riaprire. La storia del sottopasso è lunga e complessa. Il collegamento fra Galciana e Narnali è chiuso da quasi 12 anni da quando, nell’ottobre del 2010, tre donne cinesi vi morirono annegate a causa della grossa quantità d’acqua, esondata dal torrente Vella, che investì l’auto sulla quale viaggiavano alle tre di notte. Una bomba d’acqua che si rivelò per le tre donne una trappola fatale. Da quella tragica notte il sottopasso non è mai stato riaperto nonostante le tante insistenze dei residenti e dei commercianti della zona che usavano il sottopassaggio per passare da Narnali a Galciana in maniera più veloce evitando code e traffico.

In 12 anni il Comune (a cominciare dall’ex sindaco Cenni) ha provato per ben tre volte a ottenere il via libera dal tribunale per poterlo riaprire ma tutte le volte ha ricevuto in risposta un sonoro "no". Nessun progetto, infatti, sembrava mettere al sicuro quel sottopassaggio diventato la tomba delle tre cinesi. "E’ rischioso, si potrebbe allagare ancora come la notte fra il 4 e 5 ottobre 2010", hanno replicato più volte i giudici sottolineando come quell’evento eccezionale (la pioggia battente di quella notte) si sarebbe potuto ripresentare mettendo in pericolo la vita dei cittadini. L’ultimo pronunciamento del tribunale di Prato risale al 2016 quando l’ex dirigente del Comune, Lorenzo Frasconi, e Stefano Caldini, funzionario delle ferrovie dello Stato che seguì i lavori del sottopasso, vennero condannati in primo grado per omicidio colposo plurimo. Il Comune punta ora a presentare il nuovo ricorso al processo di Appello che si aprirà il 12 maggio a Firenze. La corsa contro il tempo è partita ma la situazione, nel frattempo, è molto cambiata. Nel progetto per la messa in sicurezza del sottopasso, che verrà presentato in Appello, si farà leva sulla cassa di espansione da 25 metri cubi che l’Asl sta realizzando vicino al Santo Stefano. Il progetto è stato pensato per mettere al sicuro tutta la zona dell’ospedale da future inondazioni e riguarda anche il torrente Vella, responsabile dell’allagamento fuori dal normale del sottopasso la notte del 4 e 5 ottobre 2010 quando la pioggia fu davvero "eccezionale".

La nuova cassa di espansione servirà a contenere anche il Vella in caso di esondazione e nel caso in cui il torrente Iolo non riuscisse più a recepire le sue acque. Il progetto potrebbe garantire un "tempo di ritorno dell’evento" di 200 anni come avevano chiesto gli ultimi giudici chiamati ad esprimersi sulla richiesta dissequestro. Questa volta il progetto ha basi solide e non punta su semafori, termometri per l’innalzamento delle acque o muri più alti – come avvenuto in passato – per contenere la forza delle acque. Il ricorso deve essere presentato entro l’inizio del processo di Appello a due imputati e potrà essere valutato fin quando la sentenza non sarà passata in giudicato. A distanza di 12 anni, forse, le transenne potranno essere tolte da via Ciulli per la prima volta rendendo ai cittadini quell’opera fondamentale per la viabilità tra le due frazioni.

L.N.

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