Il consigliere comunale di centrodestra ha lanciato la class action contro la gestione della campagna vaccinale
Il consigliere comunale di centrodestra ha lanciato la class action contro la gestione della campagna vaccinale
"Perché sono stati vaccinati prima gli avvocati dei soggetti fragili? E perché le dosi di Pfizer sono state somministrate anche agli amministrativi del settore sanitario, invece di immunizzare prima i superfragili?". Sono le domande da cui parte la class action contro la Regione Toscana portata avanti dal capogruppo del Centrodestra in consiglio comunale a Prato, Mirko Lafranceschina. Assieme a lui in questa battaglia per chiedere spiegazioni sulle modalità operative della campagna vaccinale portate avanti dalla Regione, ci sono anche il Centro diritti del malato e Daniela Luchetti che ha perso il marito per Covid lo scorso primo maggio. Il desiderio è di fare luce su cosa sia accaduto nella prima fase della campagna...

"Perché sono stati vaccinati prima gli avvocati dei soggetti fragili? E perché le dosi di Pfizer sono state somministrate anche agli amministrativi del settore sanitario, invece di immunizzare prima i superfragili?". Sono le domande da cui parte la class action contro la Regione Toscana portata avanti dal capogruppo del Centrodestra in consiglio comunale a Prato, Mirko Lafranceschina. Assieme a lui in questa battaglia per chiedere spiegazioni sulle modalità operative della campagna vaccinale portate avanti dalla Regione, ci sono anche il Centro diritti del malato e Daniela Luchetti che ha perso il marito per Covid lo scorso primo maggio. Il desiderio è di fare luce su cosa sia accaduto nella prima fase della campagna vaccinale. E l’invito esteso ai pratesi è quello di unirsi a sostegno della class action.

"Vogliamo denunciare i disservizi della campagna vaccinale - spiega Lafranceschina -. Vogliamo ribadire la mancanza di tutele ai soggetti fragili e superfragili che hanno portato a risultati disastrosi. Tante famiglie hanno perso i loro cari e dovranno essere risarcite. Per questo gli diciamo: unitevi a noi in questa battaglia di giustizia".

Le storie di Lafranceschina e Luchetti si intrecciano col filo conduttore della perdita di un caro. L’esponente politico ha visto morire il padre Saverio, 74 anni, soggetto fragile (lo scorso novembre era stato operato al cuore per un’angioplastica), e che al 21 marzo quando ha contratto il Covid non era stato vaccinato. Il marito di Luchetti, Roberto Camuso, 67 anni, invece aveva subìto un trapianto di cuore nel gennaio 2020 (rientrava nei superfragili) e al momento del contagio, ad aprile, aveva ricevuto solo la somministrazione della prima dose.

"Queste persone dovevano avere la precedenza assoluta nella campagna vaccinale – accusa Lafranceschina -. Dovevano essere immunizzate prima delle altre. Portiamo avanti la class action per fare sì che quanto abbiamo dovuto affrontare noi come familiari non si ripeta più". Lafranceschina si sofferma anche sui numeri che hanno portato per settimane la provincia di Prato a essere la peggiore d’Italia per incidenza dei contagi e a dovere fare i conti con centinaia di decessi per Covid.

"La situazione era critica – prosegue –, eppure in Toscana hanno pensato a vaccinare prima i giovani avvocati o i cancellieri. Vogliamo risposte dalla Regione". Lafranceschina sottoporrà le domande domani al presidente della Regione Giani e all’assessore Bezzini durante il consiglio comunale straordinario sulla sanità. Nel corso del quale chiederà pure lumi su come siano state gestite le linee guida sulle cure con gli anticorpi monoclonali. "Prato è stata maltrattata durante questa campagna vaccinale – attacca -. Nella nostra provincia sono arrivate meno dosi rispetto a Firenze. E qualcuno dovrebbe spiegarci perché in quasi tutte le fasce d’età siamo al di sotto della media dei vaccinati dell’Asl Toscana Centro. Per non parlare delle migliaia di pratesi costrette a cambiare provincia pur di vaccinarsi: perché nei due hub di Prato non c’erano quasi mai disponibilità?".

Infine la gestione dell’ospedale. Nella cartella clinica del padre di Lafranceschina, si legge come alle 2.54, quando le sue condizioni di salute diventano disperate, vengono allertati i rianimatori, ma la risposta è netta: "Al momento non ci sono posti letto in rianimazione". "E’ inaccettabile per una città come Prato – conclude -. Giani ha avuto un anno per aumentare i letti nelle terapie intensive e siamo arrivati al picco della pandemia con numeri inadeguati". Per informazioni sulla class action contattare il Centro diritti del malato allo 0574802759 il martedì e il giovedì dalle 9 alle 12.

Sdb