Operai in presidio permanente davanti allo stabilimento Gkn di Campi Bisenzio
Operai in presidio permanente davanti allo stabilimento Gkn di Campi Bisenzio
di Emanuele Baldi "Tanto prima o poi c’entriamo là dentro...". Il tirapugni – cazzottiera di ferro che solitamente non è preludio di mediazione diplomatica – sembra fosse ben in vista sotto i pantaloni elastici e sembra pure che il proprietario, sere fa, non abbia fatto nulla per nasconderlo alla vista del suo interlocutore. L’operaio della Gkn – azienda in stato di febbre costante da una settimana, da quando cioè i veritici (invisibili) della società con una mail hanno polverizzato il posto di lavoro a 422...

di Emanuele Baldi

"Tanto prima o poi c’entriamo là dentro...". Il tirapugni – cazzottiera di ferro che solitamente non è preludio di mediazione diplomatica – sembra fosse ben in vista sotto i pantaloni elastici e sembra pure che il proprietario, sere fa, non abbia fatto nulla per nasconderlo alla vista del suo interlocutore.

L’operaio della Gkn – azienda in stato di febbre costante da una settimana, da quando cioè i veritici (invisibili) della società con una mail hanno polverizzato il posto di lavoro a 422 dipendenti su 422 – ha avuto un comprensibile sussulto.

Ma non si è scomposto (anche perché alle parole non è seguito nessun fattaccio) è salito in macchina, parcheggiata vicino allo stabilimento, e se n’è andato.

Il clima però è teso da far paura intorno al perimetro dell’azienda di Campi Bisenzio, una cattedrale modernissima di 32mila metri quadri, ritagliata tra il centro commerciale dei Gigli e un tot di strade e stradelle zeppe di ditte, concessionari e rimesse. Qui da giorni una decina di personaggi ambigui ("A volte sono in 4 o 5, a volte anche 15") piuttosto ben piazzati e non troppo socievoli – molti dei quali dall’accento dell’est Europa – si aggirano intorno alla fabbrica occupata. Giorno e notte. L’obiettivo non dichiarato ma palese, è quella di entrarci e cacciar fuori i lavoratori. Quale sia il motivo non è, almeno ufficialmente, dato sapere.

Non hanno nessuna pettorina, nessuna targhetta che possa rincondurre la loro presenza a una qualsiasi attività di vigilanza, niente che qualifichi le loro azioni. Solo muscoli pompati e lucidi, tatuaggi ben in vista, sguardi costantemente torvi e cellulari alla mano "per filmare cosa facciamo noi nel cortile dell’azienda".

"Qualche notte fa alcuni di loro hanno anche cercato di scavalcare i cancelli ed entrare nel perimetro dell’azienda ma le grida di alcuni operai che presidiano l’area ha fatto sì che fuggissero" racconta un dipendente che sceglie di rimanere anonimo. Lui, come tutti praticamente, preferisce non dare nome e cognome. Perché la paura c’è, è inevitabile.

"Quando facciamo le ronde di controllo intorno al perimetro della Gkn cerchiamo di essere sempre in gruppo, mai da soli perchè questa sembra gente che non scherza. – ci spiega un altro operaio – Aggressioni? Nessuna finora, ma intimidazioni parecchie. Un tipo l’altro giorno ha anche detto ad alta voce di avere in macchina una pistola...".

La Digos, dal canto suo, monitora costantemente e con attenzione quanto avviene intorno alla Gkm (anche se al momento non sembra sia stato commesso alcun reato) ed è stata informata degli strani ’avvistamenti’ dagli operai della fabbrica.