Negativo il primo bilancio delle vendite a saldo
Negativo il primo bilancio delle vendite a saldo

Prato, 20 luglio 2021 -  I saldi non rilanciano i consumi delle famiglie pratesi e le vendite dell’abbigliamento estivo stentano. La lunga crisi morde sempre più il commercio al dettaglio in sofferenza da oltre un anno e mezzo. C’era la speranza della boccata d’ossigeno rappresentata dai saldi di fine stagione ma a un paio di settimane dell’inizio degli sconti il bilancio non è confortante.
Il potere attrattivo dei saldi di fine stagione è dunque cambiato: manca il boom delle vendite nei primi due weekend e per il 70% delle aziende del settore moda di Pistoia e Prato gli incassi sono stati inferiori allo stesso periodo del 2020.
L’unica nota positiva è rappresentata dagli abiti per le cerimonie. È questa una prima analisi emersa dall’indagine svolta da Federmoda-Confcommercio – la Federazione in rappresentanza delle imprese del settore moda di Pistoia e Prato – fra i propri associati. "È evidente che quest’anno è mancato quel rimbalzo che ha caratterizzato l’uscita dal lockdown del 2020. Le scelte dei clienti si orientano su articoli necessari o di proprio interesse ma, in ogni caso, siamo fuori dalla logica per cui si aspettano i saldi per dedicarsi allo shopping".
 


Alessandra Coppini, presidente di Federmoda Confcommercio di Prato afferma: "Le vendite di fine stagione per il momento non sono decollate, la gente ha meno interesse e se acquista lo fa meno che nel periodo pre-Covid e privilegiando cose utili. L’acquisto d’impulso perché qualcosa piace è calato tanto. Probabilmente questa lentezza è dovuta agli effetti della pandemia. Eppure i commercianti contavano sui saldi per far girare sia le collezioni sia gli affari. Devo dire che ci siamo salvati con le cerimonie che sono ripartite. Ovvio che i clienti chiedono soprattutto per capi che si possono rimettere".
 

Il problema dei saldi resta quello delle date? "Lo avevamo detto a maggio: dopo i lunghi mesi invernali caratterizzati dalla pandemia, la partenza delle vendite di fine stagione a inizio luglio avrebbe vanificato parte degli effetti benefici tradizionalmente riscontrati nelle prime settimane. Sarebbe stato meglio prevedere una partenza a metà mese per far passare il giusto tempo dalla ripresa delle occasioni di socialità e creare quell’aspettativa che, invece, è mancata del tutto. Il risultato è stata la mancanza di differenziazione fra l’andamento delle vendite fra i mesi di giugno e luglio. Un dato, quest’ultimo, che apre una riflessione più ampia sulla necessità di ripensare i saldi come strumento di richiamo. Lo shock causato dalla pandemia sulle dinamiche di mercato, ha accelerato un processo di cambiamento in atto da tempo sul quale, oggi, è necessario porre l’attenzione".
Coppini aggiunge: "Sì, il mese di luglio dovrebbe rimanere con i prezzi non scontati e senza vendite promozionali per permettere ai negozianti di smaltire la merce estiva. Altrimenti entriamo in saldo con i magazzini ancora pieni, senza contare che è già il momento per noi imprenditori di riordinare le prossime collezioni".
 

Elena Duranti