di Leonardo Montaleni Il 2020 è stato una tragedia. Quest’anno, invece, sembra che qualcosa nel settore del turismo si sia rimesso in moto. E così fra gli albergatori locali si respira un cauto e ottimismo, anche se tutti continuano a tenere le dita incrociate sperando che la pandemia non torni a mordere con aggressività. "A livello di presenze la situazione è critica. Continuano a mancare i gruppi organizzati e le comitive che riempivano i nostri alberghi quasi tutto l’anno", spiega Alessandro Lastrucci dell’Hotel San Marco. "Qualcosa però si sta muovendo. Ho iniziato a rivedere alcuni alcuni flussi legati al commercio, sospesi da quasi due anni. Siamo lontanissimi dai numeri del 2019, ma, se gli eventi riprenderanno, ci auguriamo di aver passato il peggio già a Pasqua...

di Leonardo Montaleni

Il 2020 è stato una tragedia. Quest’anno, invece, sembra che qualcosa nel settore del turismo si sia rimesso in moto. E così fra gli albergatori locali si respira un cauto e ottimismo, anche se tutti continuano a tenere le dita incrociate sperando che la pandemia non torni a mordere con aggressività. "A livello di presenze la situazione è critica. Continuano a mancare i gruppi organizzati e le comitive che riempivano i nostri alberghi quasi tutto l’anno", spiega Alessandro Lastrucci dell’Hotel San Marco. "Qualcosa però si sta muovendo. Ho iniziato a rivedere alcuni alcuni flussi legati al commercio, sospesi da quasi due anni. Siamo lontanissimi dai numeri del 2019, ma, se gli eventi riprenderanno, ci auguriamo di aver passato il peggio già a Pasqua del prossimo anno".

Le opinioni sono varie. "Avanti di questo passo e il prossimo anno in questo periodo non ci saremo più", aggiunge Gianni Risaliti, co-titolare dell’Hotel Giardino. "Turisti se ne vedono pochissimi, mentre di solito a luglio avevamo le camere piene. C’è una timida ripresa rispetto allo scorso anno, ma non basta. E l’incubo dei contagi non ci fa dormire sonni tranquilli, anche per l’eventuale annullamento di eventi, concerti e manifestazioni, che per noi sono una grande risorsa". E ancora: "Essendo Prato una città commerciale e industriale, dal lunedì al giovedì abbiamo un minimo di clientela, che però si riduce drasticamente nel weekend. Manca la presenza turistica orientale, che faceva base da noi per visitare il resto della Toscana", sottolinea Enrico Frosini, direttore dell’Art Hotel Museo. "Manca anche un flusso importante rappresentato dal settore congressuale e fieristico. Ma rispetto al 2020 si può parlare di una lenta e parziale ripresina". A fare una sintesi è Rodolfo Tomada, presidente di Federalberghi Prato: "Parlerei di ripresina incoraggiante, anche se il miglioramento è ridotto e viene considerato sullo scorso anno, che è stato veramente pessimo. Si parla di un +50% sul 2020, che ci fa ben sperare, ma siamo comunque su introiti inferiori di oltre il 65% rispetto ai periodi pre-pandemia, soprattutto a causa del crollo delle presenze straniere (-85%, ndr) da Cina, Giappone, Stati Uniti. Apriremo le porte di Federalberghi anche alle strutture ricettive extralberghiere, come bed & breakfast e affittacamere, per fare fronte comune. Vogliamo chiedere al Comune di istituire una commissione apposita, con alcuni nostri rappresentanti, che possa decidere come utilizzare gli introiti della tassa di soggiorno e ci piacerebbe che aumentassero gli eventi e le manifestazioni". Dal canto suo il Comune sta pensando a come aumentare le presenze turistiche sul territorio. "Ci preme valorizzare di più i cammini che collegano Prato con le aree circostanti della Toscana. Penso alla Via della Lana e della Seta fra Prato e Bologna, alla Via Medicea dalle Cascine di Tavola fino a Fucecchio, visto che siamo capofila del tavolo di coordinamento, e al Cammino di San Jacopo", spiega l’assessore Gabriele Bosi.

"In questo anno e mezzo di pandemia il turismo lento e di prossimità è diventato una delle soluzioni più richieste. Cammini e sentieri sono molto frequentati e lo rimarranno. Lo stesso vale per il cicloturismo, che vorremmo sviluppare di pari passo con le ciclabili disponibili in Toscana, investendo in entrambi i casi sulla cartellonistica". Un tipo di turismo facilmente collegabile con le eccellenze artistiche ed enogastronomiche: "Tutta la programmazione di Eat Prato, mix di enogastronomia, cultura e natura, è stato moltiplicata rispetto agli anni scorsi – insiste Bosi – Dopo il sold-out di maggio, faremo ad ottobre una seconda edizione di ‘Eat Prato Walking’, passeggiate a gruppi di 25 persone con guide turistiche nel centro storico e nei Comuni della provincia, abbinate a una serie di ristoratori convenzionati. E a dicembre ci piacerebbe un appuntamento specifico sulla pasticceria pratese".