Il professor Luca Bindi

Prato, 12 marzo 2017 - L’hanno chiamata hemleyte in onore di Russell Hemley, premio Balzan per la Fisica nel 2005 noto per le sue ricerche sulle alte pressioni. Un minerale dalla storia strana: alcuni studi l’avevano previsto, ma non si riusciva a trovarlo. Tre ricercatori - il pratese Luca Bindi e i cinesi Ming Chen e Xiande Xie - l’hanno trovato in una meteorite caduta ben 31 anni fa in Cina. E non è l’unica sorpresa: la hemleyte non sarebbe affatto rara sulla Terra, anzi: potrebbe costituirne addirittura il 10% ma in zone talmente profonde, calde e pressurizzate da essere inaccessibili.

Bindi, docente del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, puntava la meteorite cinese perché pensava che avesse delle analogie con quella che lo rese famoso qualche tempo fa, quando scoprì per la prima volta un minerale impossibile: in una meteorite di origine extraterrestre individuò per la prima volta in natura i quasicristalli. Ma nella meteorite cinese il professore non ha trovato quello che cercava, bensì l’hemleyte.Bindi peraltro è reduce da un grande onore: è stato appena ricevuto al Quirinale per il premio ‘Presidente della Repubblica’ che gli è stato consegnato dallo stesso Mattarella.

Professore, come ha scoperto questo nuovo minerale?

«Quando scrissi ai colleghi cinesi pensavo che sarebbe stato molto difficile ottenere dei materiali dalla Cina. E invece... Quando iniziai a studiarla non trovai quello che cercavo, ma mi accorsi di questo nuovo minerale. E dire che la Nasa l’aveva studiata già nel 1987...».

Perché chiamarlo hemleyte?

«C’era una rosa di nomi, quello di Hemley trovava il consenso anche dei cinesi. Certo, poi c’era da chiedere al diretto interessato: non era scontato che dicesse di sì, considerato che parliamo di un personaggio incredibile. Invece era quasi emozionato quando glielo abbiamo chiesto».

Le dà noia quando la chiamano ‘l’Indiana Jones dei minerali’?

«No, in fondo le nostre spesso sono davvero storie di avventura, soprattutto le spedizioni».

Che differenza c’è tra lavorare in Italia e negli Stati Uniti?

«Loro possono permettersi di tutto: c’è una grande disponibilità di mezzi, quello che chiedi ti danno. Ma io ho fatto tutto a Firenze, dalla laurea in poi, quindi sono la dimostrazione che è possibile ottenere risultati anche da noi».