Prato, 10 settembre 2018 - Mille persone alla semifinale delle 18. Più di 1500 per la semifinale delle 21. L’edizione 2018 della Palla Grossa sembra partita con il piede giusto, anche se i fasti del tutto esaurito delle primissime edizioni in piazza Mercatale restano un lontano ricordo. I detrattori aspettino a cantare vittoria, però, perchè la finale di sabato prossimo si preannuncia ricca di pathos (e, perché no, anche di pubblico sugli spalti).

Ma andiamo con ordine. I primi a calcare la sabia dell’arena di piazza del Mercato Nuovo sono stati da una parte i Draghi Verdi di San Marco, campioni in carica, dall’altra le Aquile Rosse di Santa Trinita. Ne è scaturita una semifinale emozionante, che ha tenuto tutti i presenti con il fiato sospeso fino all’ultima posta. Partenza con il turbo inserito per i Draghi, che hanno subito schiacciato i Rossi, prendendo in mano la partita. Al primo affondo è arrivato anche il vantaggio, seguito in rapida successione da una serie di poste. Al 7’ San Marco era già avanti 3-0. Le Aquile hanno prontamente reagito, infilando il 3-1, ma poi il predominio Verde è diventato quasi incontenibile. I Draghi si sono issati con relativa facilità sul 10-1, ma intorno al 31’ minuto, dopo una espulsione per parte (Buttitta e Nigi), anche Marri ha dovuto abbandonare il campo, lasciando San Marco in inferiorità numerica. E’ stato quello il punto di svolta del match. Santa Trinita ha scatenato l’inferno in campo e iniziato una lenta, ma inesorabile rimonta. Il match è diventato durissimo: si lottava su ogni pallone come se fosse l’ultimo. A cinque dal termine il pareggio era nell’aria, visto che le Aquile avevano messo il fiato sul collo ai Draghi, che restavano avanti di una sola posta (16-15). Annebbiati dallo sforzo, però, i Rossi hanno sbagliato un paio di palloni banali, regalando di fatto due poste ai Verdi, che poi hanno trovato il guizzo per chiudere definitivamente il match sul 19-15 e guadagnare l’ennesima finale. Niente da fare, ancora una volta, per le Aquile di Santa Trinita, mai così vicine alla prima vittoria nell’arena della Palla Grossa e comunque meritevoli di complimenti e applausi.

Senza storia, invece, l’altra partita in notturna, seguita da una gran cornice di pubblico rumoroso e festante. I Leoni Gialli di Santo Stefano, contrariamente alle aspettative della vigilia, fanno un sol boccone degli Orsi Azzurri di Santa Maria, apparsi fin troppo nervosi in campo. Il risultato finale di 17-1 è un macigno difficilmente digeribile per gli Azzurri, che in pratica sono riusciti a segnare la posta della bandiera, utile almeno a salvare l’onore, soltanto a sei minuti dal termine dell’ora di gioco.

Non si pensi, però, a una sfida agonisticamente poco combattuta. In campo gli atleti non si sono risparmiati e, anzi, rispetto all’altra semifinale non sono mancati nemmeno alcuni colpi al limite del proibito. Gli animi si sono accesi in più di una occasione, con una serie di espulsi e qualche accenno di rissa, prontamente rientrato. Di sottofondo, però, la superiorità dei Gialli è apparsa schiacciante e i calcianti di Santo Stefano non hanno praticamente mai incontrato difficoltà nell’affondare nella difesa avversaria, fin dalle primissime azioni di gioco.

La finalissima di sabato prossimo, dunque, vedrà ancora una volta sfidarsi Verdi e Gialli. Sarà una grande occasione di rivincita per i Leoni, che due anni fa furono beffati quasi in extremis dai Draghi, dopo aver condotto per larghi tratti l’ultima finale giocata in piazza Mercatale.

LA FINALE - Verdi di San Marco contro Gialli di Santo Stefano. La finalissima della Palla Grossa, in programma sabato 15 settembre alle 21 nell’arena di piazza del Mercato Nuovo, vedrà ancora una volta sfidarsi i due rioni storicamente più forti. Entrambi guidano a pari merito la speciale classifica dei quartieri che hanno alzato più palii al cielo, con tre vittorie ciascuno. Sarà quindi proprio lo scontro diretto di sabato prossimo a decidere chi potrà vantare la supremazia cittadina nell’antica tradizione laniera. Per informazioni www.pallagrossa.it.

Leonardo Montaleni