Prato, 10 giugno 2018 - "Teniamo la porta aperta per chi vuol entrare, perché la bandiera si regge con un piedistallo". Ivana entra in Duomo che sono le tre o poco più di un pomeriggio di giugno tiepido e gentile. Ha la voce che scricchiola di lacrime semplici e antiche. La commozione densa e pulita di chi crede, prima ancora che in altro, in qualcosa di terreno. L’amore e l’unione. Sono loro i due collanti di questo piccolo, grande mondo di fedeli, i devoti di Padre Pio che ieri, da ogni lembo della Toscana, hanno fatto guscio a Prato. Per ritrovarsi, per guardarsi negli occhi, per dare linfa nuova al sangue della fede che scorre in tempi freddi e delicati. Quattrocento anime, perse negli occhi del Santo di Pietrelcina, la cui effigie campeggia sugli stendardi ‘targati’ Grosseto, Lucca, Arezzo, Camaiore.

La geografia della devozione si cristallizza nelle parole di Suor Angelita: «Ha visto quante persone? Tutte unite». Viene da Castelnuovo dei Sabbioni, uno spicciolo di borgo fantasma dell’aretino, e siede composta in attesa della solenne concelebrazione eucaristica presieduta da padre Lotti e animata dal canto del baritono Giorgio Gatti. E’ nelle sue parole la filosofia di questo popoloso composto e silenzioso. Perché, come disse Padre Pio, «le spighe alte, le più vanitose, sono vuote mentre le spighe più basse, più umili, sono cariche di chicchi». E i chicchi prima o poi diventano pane.

E’ iniziato la mattina presto il convegno regionale dei gruppi di preghiera di Padre Pio, il cui centro nevralgico è stata la parrocchia dell’Ascensione al Pino. «L’occasione – aveva spiegato nei giorni scorsi spiega Manuela Nencini, le coordinatrice diocesana dei gruppi di preghiera pratesi e consigliera nazionale del movimento – perché proprio nel 2018 cadono due importanti anniversari: i cento anni della stimmatizzazione del Santo e il cinquantesimo della morte». Dopo i saluti del vicario generale della Diocesi di Prato monsignor Nedo Mannucci, di Gianluca Mannelli, proposto della Misericordia, e don Paolo Baldanzi, assistente diocesano dei gruppi di preghiera è scattata la recita delle lodi e la catechesi animata da padre Luciano Lotti, quindi il momento di Adorazione e infine il grande pranzo offerto a tutti i partecipanti dalla Misericordia prima del momento più intenso, il rosario in processione fino alla cattedrale.

Un’immagine forte, nitida. Tra le strade deserte del centro il corteo, compatto, dei fedeli. Lento e armonioso, attento a non lasciare nessuno mai, neanche per un attimo, un passo indietro. Fotogrammi di solidità umana in risposta a una cronaca che spesso ci racconta indifferenza e distacco. Neanche uno smartphone a sigillare questa preghiera di massa, quasi a rimarcare, inconsciamente, il messaggio di Padre Pio e cioè che il suo messaggio supera tempo e spazio. «E’ un grande momento - dice Carla Landi, arrivata in città da Grosseto – siamo qui con una convinzione, quella che il Signore ascolta le nostre preghiere». Giuseppe dice che è «una bella giornata, una giornata che unisce la fede e la gioia di stare insieme. E che soprattutto dona speranza».