Prato, 5 marzo 2016 - Fiducia e speranza, o fronte aperto per far valere le proprie ragioni? I soci pratesi della BpVi che oggi parteciperanno all’assemblea di Gambellara – circa il 4,5% del totale degli azionisti dell’istituto di credito – sbarcheranno in Veneto con questo interrogativo. Tre autobus con 150 persone a bordo sono partiti alle 6 di questa mattina dal Tribunale della città per raggiungere l’assemblea, passaggio cruciale del futuro delle proprie tasche. Altri invece stanno raggiungendo (o lo hanno fatto nei giorni scorsi) i capannoni della Perlini Equipment con auto private.

Due le strade da percorrere: dire sì alla trasformazione in Spa, all’aumento di capitale per almeno 1,5 miliardi e quotarsi in Borsa, oppure ognuno per la propria via e tanti saluti, con la possibilità di esercitare il diritto di recesso che però, a livello concreto, non potrà vedere liquidate le proprie azioni in tempi stretti. «Avere visto i propri titoli scendere da 62,5 euro, prezzo di acquisto, a 6,3 euro è un duro colpo da digerire – ha spiegato l’ad Francesco Iorio a poche ore dal via dell’assemblea – ma è importante individuare un punto di ripartenza. Per far sì che la Banca Popolare di Vicenza rimanga un’ancora per l’economia di regioni tra le più produttive d’Italia, e forse d’Europa, ci servono tre sì, probabilmente dolorosi ma certamente necessari». I soci pratesi si sono attivati nei giorni scorsi per cercare di capire quale fosse l’atteggiamento migliore da tenere in una circostanza così difficile e delicata per il futuro della banca. «Ho parlato con molte persone che hanno delle quote e che hanno perso soldi – spiega Sauro Bessi, che sarà presente oggi all’assemblea – La linea sembra quella di dare una mano alla banca, evidenziando come ci siano delle alternative che però potrebbero essere ben peggiori della situazione attuale». All’assemblea, che vedrà la partecipazione solo dei soci, saranno previsti interventi di massimo tre minuti ciascuno per snellire i tempi e dare a tutti la possibilità di esprimersi. «Vorrei farlo – ha aggiunto Bessi – per dire la mia, spingendoli ad andare avanti e ad avere sensibilità per il nostro territorio. La scelta del sì è paragonabile a quando ti trovi in una fossa e ti gettano una corda, se anche è leggera e hai paura che si strappi cerchi comunque di prenderla. Gli amministratori attuali sono nuovi e devo dire che hanno dimostrato anche a Prato di non avere l’arroganza mostrata da altri in passato, tanta gente mi ha cercato per dirmi che non sarebbe potuta venire ma comunque delegandomi il proprio voto».

Tommaso Caparrotti invece è già a Vicenza da ieri sera, la sua posizione è netta e non lascia spazio a interpretazioni: «Io voterò no – ribadisce – ma spero che vinca il sì così almeno lotterò contro una banca viva e farò valere nella maniera opportuna l’azione civile». Caparrotti rimarca anche che alcuni comportamenti avrebbero potuto essere più incisivi in vista di un appuntamento così delicato. «Da altre parti – ha concluso – hanno anche inscenato falsi funerali e alzato la voce, noi invece talvolta abbiamo fatto riunioni con pochissimi partecipanti».