Prato, 7 dicembre 2021 - Era compiaciuto. Confuso dal sonno e dalle granate stordenti. Stefano Marrucci non ha battuto ciglio quando i carabinieri gli hanno messo le manette ai polsi. Anzi, sembrava soddisfatto dello spiegamento di forze impiegato per arrestarlo, come si fa quando ci si trova di fronte ai criminali di un certo spessore. "Aveva un sorrisetto provocatorio", hanno spiegato i militari che hanno agito nella notte di domenica nell’affittacamere abusivo di via Catalani a Firenze dove Marrucci si nascondeva in attesa di fuggire all’estero. Nel letto con lui c’era la moglie peruviana, con cui si è sposato nell’agosto scorso.

L’irruzione è stata pianificata dai carabinieri nei minimi dettagli in quanto, in passato, Marrucci non aveva esitato a sparare alle forze dell’ordine che lo volevano arrestare. Per questo, è stato usato un contingente di trenta uomini – fra cui i reparti speciali di Livorno – in modo da non mettere nessuno a rischio. E il rischio che Marrucci potesse sparare ancora era alto. Nel blitz i carabinieri hanno usato alcune ‘flashbang’, le granate stordenti non letali che sono in uso ai reparti speciali. Il ricercato, come gli inquirenti sapevano, era armato di una pistola calibro 9x19 utilizzata per il presunto omicidio del 24 novembre. E in numerose occasioni aveva mostrato di usare con disinvoltura le armi da fuoco contro le forze dell’ordine. Per questo i 30 agenti intervenuti assieme ai carabinieri di Prato hanno utilizzato nell’affittacamere di via Catalani gli ordigni stordenti, alla cui esplosione si genera un intenso lampo luminoso che stimola i fotorecettori delle cellule dell’occhio, provocando un accecamento di circa cinque secondi. Inoltre il rumore generato dalla granata ha lo scopo di assordare il nemico andando a influenzare il liquido presente negli orecchi provocando una perdita d’equilibrio. 

In questo modo Marrucci è stato reso innocuo tanto che non ha avuto il tempo di arrivare alla pistola. Adesso si trova alla Dogaia in attesa dell’interrogatorio di fronte al gip.

Intanto vanno avanti gli accertamenti per capire il movente dell’omicidio di Gianni Avvisato. "Al momento non siamo ancora in grado di stabilirlo con certezza – ha detto il procuratore Giuseppe Nicolosi – Le indagini non sono ancora chiuse". La lite fra Avvisato e Marrucci potrebbe essere scoppiata per motivi economici, forse legati alla droga. I due, però, si conoscevano da tempo. Nel 2014, il padre di Avvisato era finito in una inchiesta della procura di Firenze per aver accompagnato – secondo l’accusa – Marrucci a fare una rapina. Accuse che poi vennero archiviate per entrambi. "Congratulazioni" per l’operazione portata avanti da Procura e carabinieri sono arrivate dal sindaco di Prato Matteo Biffoni.