Prato, 1 ottobre 2020 - «Mirko ha salvato Daniela. Mi hanno detto che dopo essere stato colpito alla gola dal fendente che lo ha ucciso, sarebbe riuscito ad alzarsi e ad andare addosso all’aggressore, dandogli una spinta, mentre quello con il coltello in mano si stava accanendo su mia cugina. Penso che con questo gesto abbia permesso a Daniela di fuggire fuori dalla casa e di mettersi in salvo dalla furia omicida».

A parlare è Giacomo Simonella, cugino di Daniela Gioitta, la 42enne sopravvissuta alla mattanza che nella notte fra lunedì e martedì è costata la vita al suo compagno, Mirko Congera di 44 anni, che con lei condivideva l’appartamento di via Firenze a La Querce. Giacomo Simonella è stato fra i primi ad intervenire in soccorso della donna, quando la notte è stata squarciata dalle urla strazianti della 42enne, che sarebbe stata ferita con lo stesso coltello da cucina usato per colpire a morte Mirko. Secondo il racconto reso dalla donna superstite agli investigatori dei carabinieri, a scagliarsi con tanta violenza contro di lei e contro il suo compagno sarebbe stato Christian Ottavi, 43 anni, amico di Mirko, che abita a poche centinaia di metri dalla loro casa.

«Le nostre abitazioni danno sulla stessa corte interna di via Firenze, siamo come una grande famiglia e siamo molto uniti – prosegue ancora il cugino nel ricordare gli attimi di quella terribile notte di sangue e orrore – quando ho sentito le grida sono uscito fuori insieme agli altri. E ci si è parata davanti una scena impressionante». Il cugino racconta di aver visto Daniela e Mirko intorno alle 21 di lunedì sera, proprio nella corte comune.

«Eravamo qui fuori e ci siamo salutati come sempre». Poche ore dopo l’improvvisa furia che ha cambiato il destino di troppe famiglie. «Daniela sta meglio. E’ stata operata d’urgenza alla trachea. L’intervento è andato bene, ma non deve sforzarsi per via delle corde vocali – aggiunge il cugino – Non ho avuto ancora modo di vederla. Siamo tutti molto scossi per quanto accaduto». A La Querce c’è ancora incredulità per un episodio così efferato. La famiglia di Daniela è molto conosciuta nella frazione pratese: abita qui da oltre qurant’anni ed è ben inserita nel tessuto sociale. La madre di Daniela è fra i volontari del circolo Arci «I Risorti», che si trova a pochi passi da dove è avvenuta l’aggressione mortale.

Ieri non c’è grande voglia di parlare, ma c’è solo attesa per capire quale sia stato il movente che fatto scattare la molla della violenza. C’è sgomento fra quanti nella frazione conoscono sia la vittima che il presunto omicida: la gente non si sa capacitare di che cosa possa aver causato una reazione così impensabile. C’è poi molta apprensione per le condizioni di Daniela, dipendente di una pelletteria a Scandicci. «Daniela è ricoverata in ospedale e per fortuna sta meglio», dice con il volto segnato dalle notti in bianco un’altra parente che troviamo in via Firenze, vicino all’ingresso della corte in cui Daniela ha abitato insieme al suo Mirko fino a lunedì e dove sono ancora visibili le tracce di quella nottata di orrore.

Sara Bessi