Prato, 14 maggio 2021 - Sale il nervosismo intorno all’inchiesta sulla morte il 3 maggio scorso di Luana D’Orazio nella fabbrica di Oste, uccisa da un orditoio. Ieri alcune indiscrezioni ipotizzavano che nel macchinario simile a quello della morte, i sistemi di sicurezza siano stati manipolati. Indiscrezioni seccamente...

Prato, 14 maggio 2021 - Sale il nervosismo intorno all’inchiesta sulla morte il 3 maggio scorso di Luana D’Orazio nella fabbrica di Oste, uccisa da un orditoio. Ieri alcune indiscrezioni ipotizzavano che nel macchinario simile a quello della morte, i sistemi di sicurezza siano stati manipolati. Indiscrezioni seccamente smentite da chi assiste i familiari di Luana.

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"Da oggi (ieri, ndr) saremo in silenzio stampa, lo abbiamo concordato anche con le altre parti coinvolte nell’indagine, perché sono uscite notizie non veritiere e non riscontrabili. Da parte nostra smentiamo le ricostruzioni perché le riteniamo assolutamente prive di ogni fondamento".

 

Così ieri si è espresso in una nota il consulente legale della famiglia D’Orazio, Andrea Rubini: "Parlare di manomissione della macchina gemella è una follia. Ci siamo confrontati anche con la procura di Prato e ci hanno detto che non gli risulta".

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Della stessa opinione anche Alberto Rocca, difensore della titolare dell’azienda, Luana Coppini, che precisa: "Quando avrò a disposizione i documenti prelevati dalla procura li esaminerò. Ho molti più interrogativi di quelli che vedo seminati sulle pagine dei giornali ma andrò ad esprimerli prima di tutto nelle sedi istituzionali, come sono certo farà la procura di Prato. E come sarebbe opportuno facessero tutti: quando accadono fatti così drammatici è doveroso il massimo riserbo e la massima correttezza".

Mercoledì durante gli accertamenti dei periti nella fabbrica di Oste, la grata di sicurezza dell’orditoio posto difronte a quello che ha ucciso l’operaia non si è mai abbassata durante la prova, come invece avrebbe dovuto.