Giovanni Gigli
Giovanni Gigli

Prato, 14 febbraio 2020 - Prato è una gran bella città. Perché ogni volta che c’è da dimostrare affetto non si tira indietro: è successo altre volte, è successo anche stavolta. È cronaca di mercoledì, raccontata su La Nazione, la storia di Giovanni Gigli, 88 anni, ex carabiniere in pensione. Ha chiesto aiuto per accompagnare la moglie al centro Giovannini, dove la donna deve sottoporsi a sedute di fisioterapia, unica strada perché lei, 82 anni, affetta da sclerosi multipla e ormai quasi inferma, riesca a ritrovare un poco di autonomia vitale. Lui da solo non può farcela: mancano i soldi per pagare il trasporto. E senza trasporto, niente fisioterapia. Giovanni ha chiesto aiuto e la risposta è stata immediata. E immensa. Non solo le associazioni di volontariato con in testa Pubblica Assistenza, Misericordia e l’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) si sono fatte avanti con il nostro giornale, ma anche tanti, tantissimi cittadini hanno risposto all’appello inviando mail e telefonando in redazione perfino da Roma.

«Il trasporto sociale è una fonte di reddito per le associazioni, ma prima di tutto la nostra missione è aiutare chi ha bisogno e in questo caso non ci possiamo tirare indietro», dicono in coro le associazioni di volontariato cittadine. Poi c'è la gente: c’è chi si è messo a disposizione per pagare una parte del trasporto, chi per sostenere il costo delle cure, chi ha dato la propria disponibilità per aiutare economicamente Giovanni e la sua famiglia in questo momento difficile. Infine l’Asl, che con una nota inviata nel tardo pomeriggio di ieri ha fatto sapere che probabilmente alla signora spetta il trasporto sanitario gratuito: «L’iter corretto del percorso è la prescrizione di visita fisiatrica da parte del medico di famiglia, che può richiedere anche visita domiciliare, qualora il paziente non sia trasportabile. Da un controllo effettuato sulla documentazione sembra che, nel caso della paziente in questione, il trasporto sanitario sia concedibile. Probabilmente, nel documento di richiesta di trasporto, è stata contrassegnata erroneamente una casella sbagliata. La segreteria di riabilitazione dell’azienda sanitaria contatterà la signora per definire il percorso di cura e fornire tutte le informazioni del caso».

Un abbraccio collettivo che ha avuto il primissimo effetto di non far sentire più solo Giovanni. «Sono tanto felice, non ci posso credere. Allora vuol dire che mia moglie potrà fare fisioterapia?», chiede lui commosso. I suoi occhi dicono grazie, sorridono, ma soprattutto hanno ritrovato un po’ di speranza, quella che nei giorni scorsi aveva perso. La vita ha messo lui e la moglie davanti a prove difficili. Prima la malattia del figlio: per curarlo Giovanni si è indebitato. E ora che anche la compagna di una vita si è ammalata è tutto più difficile. Con l’affitto da pagare e le rate dei debiti da sostenere, i soldi non bastano più per pagare il trasporto dalla casa di via Bologna al Centro Giovannini. «Allora vado subito a fissare la data per fisioterapia», dice sollevato Giovanni Gigli. Che nonostante abbia 88 anni e nessuna possibilità di muoversi se non a piedi con la sua stampella, ha ancora la forza di arrivare al distretto Giovannini. Non senza fatica, ma ce la fa e andare è per lui una questione di dignità. Le cure sono fondamentali e Giovanni non vuole più aspettare: ora che la soluzione c’è bisogna agire. Ma per arrivare fino a qui Giovanni ha prima avuto il coraggio di chiedere aiuto. Così è iniziato tutto.