Mirko Reali
Mirko Reali

Prato, 17 gennaio 2018 - Mirko Reali, il diciannovenne pratese annegato nel lago di Bilancino nel luglio del 2016, poteva essere salvato? I due bagnini erano distratti o non furono messi in condizione di vigilare dal proprietario dello stabilimento «Bahia»? L’ultima udienza prima della sentenza (si torna in aula il 6 febbraio, probabile che quel giorno il giudice pronunci la sua decisione) ieri a Firenze ha visto la pubblica accusa andare in una direzione ben precisa. E cioè quella di concentrare tutta le responsabilità dell’omicidio colposo contestato nel processo su Alessio Berni, titolare e responsabile dello stabilimento che sorge nel comune di Barberino. Nei confronti di Berni, il pm Luca Turco ha infatti chiesto una condanna a due anni e mezzo, chiedendo invece l’assoluzione per i due bagnini, Lorenzo Ulivi e Gianmarco Grossi.

Secondo il pubblico ministero, il gap nella sorveglianza, che non fece vedere o percepire il momento in cui il giovane, sbattendo dopo un tuffo da una piramide gonfiabile – attrazione dello stabilimento mugellano – sarebbe da attribuire insomma alla «dirigenza» del bagno, che aveva organizzato il lavoro degli addetti non consentendo loro di occuparsi esclusivamente della sicurezza dei bagnanti, ma di dover sbrigare altre pratiche ordinarie in contrasto con una vigilanza costante dello specchio d’acqua. Interpretazione condivisa solo parzialmente dalla parte civile: i rappresentanti della famiglia Reali, gli avvocati Mario Taddeucci Sassolini e Filippo Viggiano, hanno infatti chiesto la condanna per tutti e tre gli imputati. Le difese (avvocati Massimo Gori e Marco Barone), hanno concluso per le assoluzioni. E’ necessario ricordare che il povero Mirko venne ritrovato dai sommozzatori dei vigili del fuoco intorno alla mezzanotte di quel 29 luglio. L’allarme non partì prima delle 18. Reali, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, probabilmente scivolò dalla struttura gonfibile e prima di cadere in acqua urtò qualcosa, forse un altro bagnante. Fatto sta che aveva perso i sensi, nessuno se ne accorse e scivolò esanime in fondo al lago, dove rimase per alcune ore.

Gli addetti alla sorveglianza non videro il momento del tuffo dalla piramide, né la nutrita compagnia di amici con cui aveva passato la giornata a fare il bagno nell’invaso, si era accorta della sua assenza dopo i tuffi. Le ricerche partirono dunque in ritardo e non si concentrano soltanto nello specchio d’acqua. Per qualche momento, ci fu pure la speranza, insomma, che il 19enne pratese non fosse sul fondo limaccioso di Bilancino. Ma purtroppo era lì.

stefano brogioni