Prato, 7 maggio 2021 - I macchinari sotto la lente dei periti. Una comparazione fra i due orditoi, quello che ha ucciso, stritolandola, Luana D’Orazio, 22 anni e mamma di un bambino di 5, e uno simile che è stato sequestrato dalla procura per accertamenti e approfondimenti ulteriori. Passa dall’esame del consulente, che oggi la Procura di Prato nominerà, la verità su quello che è accaduto lunedì mattina all’interno dell’orditura "Luana" (l’omonimia è un crudele scherzo del destino) a Oste, frazione industriale di Montemurlo, Prato. Per la morte della ragazza la procura ha indagato la titolare dell’azienda, Luana Coppini, 57 anni, e Mario Cusimano, 58, tecnico manutentore esterno alla ditta. L’ipotesi di reato per entrambi è omicidio colposo e rimozione e omissione dolosa delle cautele antinfortunistiche.

Andrea Rubini ed Emma Marrazzo (foto Gabriele Acerboni/FotoCastellani)

La giovane operaia, con un contratto da apprendista da mille euro al mese, lavorava nell’orditura di via Garigliano da un paio di anni ed era addetta a quel macchinario mastodontico che pochi giorni fa ha risucchiato inesorabilmente il suo gracile corpo. Ma come è potuto accadere? E’ questa la domanda a cui la procura cerca di dare risposta con le indagini affidate ai tecnici della prevenzione sul lavoro dell’Asl. Sicuramente una anomalia nella gestione del lavoro all’interno dell’orditura è già stata rilevata dai tecnici: la saracinesca dell’orditoio dove lavorava la povera Luana era alzata. Una posizione innaturale per quel tipo di macchinario che proprio per motivi di sicurezza non può girare quando la griglia di protezione è alzata. E allora i dubbi che sorgono sono tantissimi: possibile che il macchinario fosse stato alterato? Forse per velocizzare i tempi di produzione? E inoltre, perché la fotocellula di sicurezza che dovrebbe bloccare il macchinario quando qualcuno si avvicina non ha funzionato? Sono questi gli interrogativi a cui dovrà rispondere l’ingegnere nominato dalla procura che eseguirà l’esame non solo sull’orditoio che ha ucciso Luana ma anche sull’altro posto sotto sequestro che servirà proprio per la comparazione.

Entrambi funzionavano ugualmente con la saracinesca alzata? Perché? E le fotocellule delle due macchine, marca Karl Mayer di fattura tedesca considerate all’avanguardia, con che modalità scattavano e quando facevano andare in blocco la produzione? Alla perizia parteciperanno anche i consulenti dei due indagati e della famiglia della ragazza. La procura sta ascoltando in questi giorni i colleghi di lavoro di Luana. La fabbrica mercoledì ha riaperto i battenti ma nessuno dei lavoratori ha parlato. "Non è il momento", hanno detto tutti schivando i cronisti assiepati fuori dalla ditta.

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Non ci sarebbero testimoni oculari della tragedia. Luana era sola all’orditoio prima di restare impigliata a un braccio ed essere trascinata dentro mentre la macchina continuava a girare insieme ai fili. Il collega più vicino ha detto di essere stato di spalle e di non aver sentito richiesta di aiuto o grida. Nulla di nulla, Luana è scomparsa dentro l’orditoio in silenzio. Nessuno sa spiegarsi come pos sa essere successo ma quella saracinesca alzata getta molte ombre sulla gestione del lavoro dentro l’orditura. Possibile che Luana, apprendista con quattro ore o poco più di formazione alle spalle, potesse restare sola a quel macchinario? Ieri mattina la mamma di Luana, Emma Marrazzo, ha detto: "Anche se era apprendista la macchina l’aveva già mandata prima di entrare in quella ditta per sei mesi. Lei lavorava lì da due anni, sapeva bene quel che faceva". Qualche particolare in più sulla dinamica potrebbe arrivare domani dall’autopsia. Intanto la titolare dell’azienda ha contattato Emma Marrazzo dicendo di voler sostenere le spese del funerale. Oggi azienda chiusa in concomitanza con lo sciopero di quattro ore dei sindacati.