Lavoro fermo, il tessile ora trema: "Magazzini pieni e pochi ordini"

Il rallentamento già emerso nella prima parte dell’anno si è accentuato. Tesi: "Più tempo per ripagare i prestiti"

La paralisi del distretto è trasversale: interessa tutti i settori e arriva dopo una ripresa miracolosa nel periodo post covid con una frenata che ora mette un po’ di paura e agita i pensieri degli imprenditori. Tanto che in molti dopo l’insperato boom del 2022 stanno pensando o hanno già fatto ricorso alla richiesta di cassa integrazione come forma di tutela per i lavoratori e per la produzione o invitano i propri dipendenti a consumare le ferie. Da sempre per il distretto i mesi da settembre a dicembre sono di rallentamento, ma mai come in questo scorcio di 2023.

"Il crollo del lavoro lo si è iniziato a percepire da giugno in poi – commenta Fabrizio Tesi di Comistra – Un fenomeno a cui se ne affianca un altro preoccupante: i magazzini scoppiano di materie prime, comprate in grande quantità, anche senza averne bisogno, quando si temeva di non trovarle più, oltre che di stock". Per Tesi sono diversi e concomitanti i fattori che hanno inciso negativamente sulle vendite della moda tessile: "Il 2021 ha fortemente rallentato gli acquisti tessili, fatta eccezione per l’arredamento linea casa. La ripresa si è vista nel 2022, ma si è trattato di un fenomeno di breve durata. Il 2021 è stato caratterizzato da situazioni che hanno scatenato effetti collaterali – prosegue Tesi – Basti pensare ai rallentamenti di scambi commerciali che hanno spinto molti armatori a fermare le navi dal Far East. I noleggi delle navi sono andati alle stelle: un contanier in partenza da Shanghai per l’Italia aveva un costo di quasi 25mila dollari rispetto ai 1.500 e 1.700 precedenti. Una voce che va poi ad incidere anche sui prezzi delle merci". Anche da qui la corsa all’approvvigionamento di materie prime, che oggi stipano i magazzini, e che sembravano indispensabili per rifuggire il rischio di trovarsi senza a fronte di possibili ordini futuri. Ordini che, purtroppo, stentano ad arrivare.

Una situazione complicata e avviluppata che si sta impantanando, e non poco, nella seconda parte del 2023: "La ripresa post covid è durata poco. Per paradosso il distretto ha lavorato quasi di più negli anni della pandemia che oggi – commenta con amarezza Tesi – Siamo nel tunnel e non si vede la luce. Non si sa come uscire e alle difficoltà già note, quelle legate al caro energia, gas e materie prime, adesso si sono aggiunti gli effetti a cascata dovuti prima alla guerra in Ucraina e poi al conflitto Mediorientale in corso".

Altri due fattori hanno contribuito alla gelata sul mercato del tessile-abbigliamento: il meteo con un’estate prolungata fino a questi giorni e l’inflazione, che pesa sui bilanci domestici. "L’abbigliamento non ha la priorità nel carrello della spesa delle famiglie che devono fare i conti con le disponibilità economiche – constata Tesi – Ora che cosa succederà? Dobbiamo tenere in considerazione la sostenibilità che, anche se esaltata, non è argomento che al momento produce fatturato nel distretto tessile. Distretto che è maestro del riciclo: in merito attendiamo ancora indicazioni dalla commissione europea. Al di là di annunci non vediamo effetti concreti per la sostenibilità".

Così, come spesso è successo in passato, la richiesta di cassa integrazione pare farsi avanti.

"Oggi le aziende si ritrovano a ripagare i finanziamenti elargiti nel periodo del covid – conclude Tesi – si devono restituire quel sostegno economico concesso in un momento di difficoltà, ma adesso sarebbe opportuno che venisse concessa una proroga nella restituzione: sarebbe una risposta e un aiuto agli imprenditori".

Sara Bessi