La manifestazione dei commercianti ieri mattina in piazza del Comune (Foto Attalmi)
La manifestazione dei commercianti ieri mattina in piazza del Comune (Foto Attalmi)

Prato, 7 aprile 2021 - "Tari a zero, nel 2021, per i periodi di sospensione delle attività imposti dai vari Dpcm in relazione alle fasce di emergenza. E Tari al ribasso per le aziende che comunque subiscono importanti limitazioni, anche se non hanno avuto l’obbligo di sospendere l’attività". Sono queste le due proposte portate sul tavolo del Comune da Confcommercio Pistoia-Prato, che ieri mattina ha organizzato "Zero rifiuti, zero Tari", una protesta in piazza, radunando proprio davanti al Comune alcune decine di iscritti, in rappresentanza di tutti gli altri, disposti in file ordinate e distanziate, con in mano i sacchetti dei rifiuti.
Nel mirino dei commercianti è finita la tariffa sui rifiuti, ritenuta uno dei costi più iniqui che le attività si trovano dover pagare, anche in assenza dei rifiuti prodotti, o comunque considerando la loro forte limitazione.

"L’imposta sullo smaltimento dei rifiuti rappresenta ancora oggi un peso importante nei bilanci aziendali, nonostante molte imprese siano ferme o non lavorino come prima", spiega Tiziano Tempestini, direttore di Confcommercio Pistoia Prato, che su questo tema aveva avuto modo in intervenire anche la scorsa settimana. "La Tari calcolata sulla base dell superficie dell’attività e non sulla quantità dei rifiuti effettivamente prodotti, a maggior ragione in un momento così drammatico, non ha senso di esistere. Le imprese non possono continuare a pagare un servizio del quale non usufruiscono se non in minima parte". Gli fa eco Tommaso Gei, presidente della consulta pratese di Confcommercio: "Se le nostre proposte non verranno accolte ci adopereremo per assistere le imprese nel passaggio da Alia, gestore pubblico del servizio di ritiro e smaltimento rifiuti, ad altri gestori privati a partire dal prossimo 31 maggio", precisa. "E se le tariffe per chi rimarrà nel servizio pubblico dovessero essere riparametrate al rialzo per cercare di recuperare i mancati introiti, siamo pronti, tramite i nostri legali, a verificare la legittimità dei regolamenti Tari per impugnarli, eventualmente, davanti al Tar della Toscana". Che la situazione sia pesante per i commercianti lo si capisce anche ascoltando alcuni di coloro che sono scesi in piazza, malgrado lo scontro del 25% concesso da una delibera di Arera sulla parte variabile della tariffa dello scorso anno. "Nel 2020 abbiamo lavorato pochissimo. Ora invece siamo chiusi da oltre sei mesi", spiega Melania Cannistrà del ristorante Mangia Prato.

"Avendo un locale di circa 600 metri quadrati ho dovuto comunque pagare quasi 8.800 euro di Tari lo scorso anno. Non ce la facciamo più a sostenere questi costi fissi, che peraltro non sono giustificati dai rifiuti prodotti". E ancora: "Tra il catering e il ristorante in tutto il 2020 abbiamo lavorato un po’ a luglio e agosto, qualcosa a settembre e al massimo una decina di giorni di ottobre a pieno servizio", racconta Stefano Grassi de Il Fattore Party e il ristorante Le Farnete.

"Mediamente ho dovuto pagare 500 euro al mese per ciascuna attività, per tutti e 12 i mesi. Mi piacerebbe sapere quanti rifiuti abbiamo prodotto. Così non possiamo andare avanti". Chi ha un locale più piccolo, come dimensioni, ha accusato meno il colpo: "E’ comunque ingiusto pagare senza usufruire di un servizio, visto che siamo stai fortemente limitati nell’attività", dice Mirko Giagnoni del Pepe Nero. "Abbiamo comunque dovuto tirare fuori quasi 3800 euro soltanto di Tari. Nessuno sconto nelle altre bollette e per le spese fisse. Così è dura sopravvivere". La programmazione è impossibile: "Il giro di affari nel tempo è calato. All’inizio l’asporto qualcosa portava. Adesso molto meno. Le tasse e i tributi da pagare, però, non calano", spiega Clarissa Pozzarini del ristorante Logli. "E a chi chiama per chiedere informazioni o prenotare matrimoni e cerimonie non sappiamo proprio cosa rispondere. Non dipende da noi".