Don Ciotti
Don Ciotti

Prato, 14 novembre 2015 - «Sono stato col questore a pregare nel capannone dove hanno perso la vita sette persone. Non mi sembra possibile. Abbiamo la responsabilità della memoria. Uno si ferma davanti a quella porta di metallo dalla quale hanno provato a uscire e non ci sono riusciti. Fermarsi a riflettere e a pregare in quel luogo è un dovere di tutti, così come è un dovere impegnarsi di più a vivere la nostra libertà in rapporto agli altri». Sono state queste le prime commosse parole di don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera e del Gruppo Abele, caspite ieri sera alla casa del popolo di Cafaggio. Don Ciotti – che è stato accolto affettuosamente dal sindaco Matteo Biffoni – ha voluto visitare lo stabile in cui avvenne il primo dicembre del 2013 la tragedia di via Toscana, quando morirono in un incendio sette lavoratori cinesi. «Chi viene sfruttato nel lavoro – ha aggiunto – non è libero così come chi non ha il lavoro. Troppe volte viviamo la nostra libertà calpestando la dignità degli altri». Don Ciotti ha ribadito l’impegno delle associazioni da lui create e promosse: «Bisogna dare una mano in Africa al gruppo Abele. E nella vita di tutti può arrivare all’improvviso la tempesta. I poveri bisogna incontrarli e non basta sapere che sono intorno a noi. Non si deve mollare se l’obiettivo è giusto».

I volontari del circolo, di propria iniziativa, hanno deciso che tutto quanto fosse derivato dall’incasso della serata venisse devoluto al progetto del gruppo Abele che da anni viene portato avanti in Costa d’Avorio. Qui opera dal 1982, fra grandi difficoltà, in un paese dove le tensioni, le violenze e le miserie sono fatti generalizzati, la Communaute Abel.

Integrandosi con realtà locali impegnate nel difficile cammino del sociale, la Communaute è riuscita a diventare punto di riferimento essenziale nelle politiche sociali della Costa d’Avorio. Nel corso della serata è stato collocato presente un banchino, organizzato dal coordinamento provinciale di Libera Prato, con i prodotti di Libera provenienti dalle cooperative che operano nelle terre conquistate alle mafie.