Cartellino rosso (foto di repertorio)
Cartellino rosso (foto di repertorio)

Prato, 11 gennaio 2019 - Dodici giornate di squalifica «per avere rivolto ad un avversario una frase di discriminazione razziale e avere pronunciato un'espressione irriguardosa all'arbitro al momento della notifica dell'espulsione«. E' la stangata comminata dal giudice sportivo a un calciatore dei Giovanissimi regionali di una squadra pratese. L'episodio riguarda una partita fra ragazzi under 15, disputata fuori provincia. Tutto succede a fine primo tempo, quando un ragazzo di colore dei padroni di casa resta a terra per infortunio e l'arbitro decide di interrompere il gioco. Si riparte con un calcio di punizione a due, ma lo stesso baby calciatore invece di restituire prova a fare gol. Da qui gli animi si accendono e il giocatore pratese pronuncia una frase razzista. Inevitabile la decisione dell'arbitro: rosso diretto e doccia anticipata. Poi la maxi squalifica. La società del ragazzo ha parlato di 'un gesto di rabbia e non di discriminazione' riconoscendo comunque l'errore del tesserato. E gli altri dirigenti?

«La situazione sul razzismo è molto delicata in tutta Italia. Fra i ragazzi sento tante frasi fatte sull’immigrazione, ma è anche vero che nelle nostre squadre ci sono talmente tanti calciatori stranieri ben integrati che diventa difficile poi andare a prendere di mira un avversario solo perché è di una nazionalità differente. Credo che sia arrivato il momento di convocare un tavolo fra società, arbitri e federazione così da trovare una linea comune e scrivere regole ben precise » . E’ la proposta del direttore generale del Coiano Santa Lucia, Mattia Di Vivona , che chiede di organizzare un tavolo a livello federale per affrontare con decisione il tema del razzismo nei campi da calcio della provincia e della regione. Tutto nasce dalla denuncia, pubblicata ieri sulle pagine de La Nazione, da parte del Mezzana che minaccia di ritirarsi dal campo se dovessero continuare le offese razziste nei confronti di alcuni calciatori di colore della categoria Juniores regionale. «Credo nelle istituzioni e nelle regole - prosegue Di Vivona - Quindi ci si ferma quando lo decide l’arbitro. E’ anche vero però che comprendo le motivazioni del Mezzana. Per questo bisogna discutere del problema il prima possibile » .

D’Accordo anche il direttore sportivo del Casale Fattoria 2001, Patrizio Vannucchi. «La decisione spetta all’arbitro e alla federazione sulla sospensione delle partite altrimenti sarebbe il caos - commenta - In campo penso anche che molto dipenda dagli allenatori, che devono avere la forza di allontanare dalla squadra i ragazzi che sbagliano. In tribuna le cose si complicano, perché ci troviamo di fronte a una situazione di disagio generale che va ben oltre il mondo del calcio » . Chi invece chiede di non enfatizzare certi episodi è il vicepresidente della Zenith Audax, Enrico Cammelli. «Generalizzare è sempre sbagliato - dice - Secondo me siamo di fronte a casi isolati, che non devono essere troppo pubblicizzati, altrimenti si finisce per fare il gioco di queste persone intolleranti. Dobbiamo avere la forza di isolare certa gente. Fermarsi invece non mi sembra la scelta giusta, perché serve a poco. Bisogna lavorare invece sulla cultura sportiva e sul rispetto degli avversari » . Daniele Papini, responsabile tecnico della scuola calcio della Pietà 2004 parla invece di «situazione differente fra vivai e prime squadre«. «Nella scuola calcio non vedo razzismo - spiega - Le offese invece sono più presenti quando si parla dei grandi. E quando ci si trova di fronte a episodi di intolleranza bisogna fermarli immediatamente. La federazione deve prendere una decisione forte e usare il pugno duro » .