I comitati sono contro la multiutility Raccolte firme per un referendum

Depositate 350 sottoscrizioni per avviare l’iter: se i quesiti saranno ammessi ne serviranno altre seimila. Si chiede che l’acqua torni solo pubblica e la gestione separata degli altri servizi, senza quotazione in Borsa

Pubblicato il 13 ottobre 2022
Oltre 350 firme per chiedere di avviare un percorso partecipativo sul tema della multiutility dei servizi pubblici, che possa portare a un vero e proprio referendum consultivo che coinvolga tutti gli elettori della città. Ad avere raccolto quasi il doppio delle adesioni necessarie (il minimo sono duecento firme) per avviare uno degli strumenti previsti dal nuovo regolamento comunale sulla partecipazione, è stato l’Osservatorio Ambientale di Prato, che riunisce numerose sigle di comitati. In cinque giorni, grazie ai banchini in centro e in vari punti della città, l’Osservatorio ha raccolto i consensi di tutti quei cittadini che mostrano perplessità intorno all’operazione che porterà a riunire sotto un’unica società la...

Oltre 350 firme per chiedere di avviare un percorso partecipativo sul tema della multiutility dei servizi pubblici, che possa portare a un vero e proprio referendum consultivo che coinvolga tutti gli elettori della città. Ad avere raccolto quasi il doppio delle adesioni necessarie (il minimo sono duecento firme) per avviare uno degli strumenti previsti dal nuovo regolamento comunale sulla partecipazione, è stato l’Osservatorio Ambientale di Prato, che riunisce numerose sigle di comitati. In cinque giorni, grazie ai banchini in centro e in vari punti della città, l’Osservatorio ha raccolto i consensi di tutti quei cittadini che mostrano perplessità intorno all’operazione che porterà a riunire sotto un’unica società la gestione di rifiuti, acqua, gas ed energia (coinvolgendo quindi Alia, Acqua Toscana, Consiag, Publiservizi, e in prospettiva anche il resto di Publiacqua e una parte di Toscana Energia). A finire nel mirino della contestazione è sia l’operazione in sé, si chiede invece la gestione totalmente pubblica di servizi essenziali, che l’ipotesi di una quotazione in Borsa per ampliare il capitale sociale della multiutility. "Siamo di fronte a un esproprio dei beni comuni - accusano dall’Osservatorio Ambientale -. Col referendum vogliamo fermare la costituzione della multiutility e informare la cittadinanza su quanto sta accadendo. Si tratta di un’operazione fatta nelle segrete stanze della politica, senza che i pratesi e i toscani ne fossero a conoscenza. Prima bisognava capire se i cittadini erano d’accordo e poi procedere, invece si è fatto tutto di nascosto per salvaguardare un sistema di potere".

Per arrivare all’indizione del referendum la strada è però molto lunga. Intanto i comitati hanno presentato al capo di gabinetto del Comune e all’ufficio protocollo due ipotesi di quesiti da sottoporre alla cittadinanza (e che hanno validato il fatto che le firme fossero regolari): il primo chiede ai pratesi se vogliono mantenere distinte le gestioni di acqua, gas, energia e rifiuti, tenendole al di fuori anche della quotazione in Borsa. Il secondo chiede la ripubblicizzazione totale del servizio idrico, con una società al 100% gestita dai Comuni. Ora starà a una commissione valutatrice, che dovrà essere composta dal Comune, stabilire se i referendum sono ammissibili. In caso di via libera l’Osservatorio Ambientale dovrà raccogliere seimila firme, circa un trentesimo degli elettori pratesi, per ottenere l’indizione formale del referendum consultivo. Le adesioni potranno essere raccolte anche on line. In caso di arrivo alle urne, ci sarà pure un quorum del 50% +1 degli aventi diritto di voto. Come detto, quindi, il percorso è lungo e pieno d’ostacoli. Per questo i comitati si appellano anche ai consiglieri comunali per chiedere di non votare la delibera che approva la nascita della multiutility con la fusione di Alia, Publiservizi, Consiag e Acqua Toscana. Il voto in consiglio comunale ci sarà lunedì.

"E’ giusto che la politica lasci prima il tempo ai cittadini di esprimersi – aggiunge l’Osservatorio Ambientale -, e solo una volta ascoltati gli elettori, prenda una decisione ufficiale in consiglio comunale". Ma perché questa lotta aperta alla multiutility da parte dei comitati? "Aprendosi al privato si ragionerà nell’ottica dei profitti e non dei servizi ai cittadini – concludono dall’Osservatorio -. A decidere sarà il cda, quindi i privati, e non i sindaci. E così finiremo a ritrovarci con un servizio peggiore e con bollette molto più care. Esempi simili ce ne sono già in altre parti d’Italia, compresi in quelle società prese a modello dalla Toscana per costruire il progetto di multiutility".

Stefano De Biase

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