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22 apr 2022

Epatite sconosciuta: per il bimbo di Prato possibile trapianto di fegato

Il piccolo toscano si trova in rianimazione, al Bambino Gesù di Roma. Sale l'allarme sulla natura dell'infezione: indagine a tappeto su tutti i centri epatologici pediatrici italiani

22 apr 2022

Prato, 22 aprile 2022 - Si valuta il trapianto di fegato per il bambino di 4 anni, di Prato, che ha una sospetta epatite acuta di origine sconosciuta. Il piccolo era arrivato ieri l’altro al Meyer, a Firenze, con un quadro clinico purtroppo molto grave.

Da ieri il bimbo è ricoverato in rianimazione all’ospedale Bambino Gesù di Roma dove è stato appunto ritenuto «candidabile al trapianto di fegato» vista la gravità della forma acuta che lo ha colpito.

L'ospedale sta rieseguendo tutte le analisi, già realizzate nei ricoveri precedenti in Toscana, per cercare di comprendere la natura dell'infezione che rimane ancora sconosciuta. Sebbene ancora non sia acclarata la correlazione con i casi europei di epatiti a eziologia sconosciuta, forme particolarmente aggressive segnalate in bimbi con meno di 10 anni, e definite dagli esperti epatiti 'non A-non E', l'attenzione è alta anche in Italia, dove è in corso un'indagine a tappeto su tutti i centri epatologici pediatrici italiani, per valutare l'eventuale aumento di queste forme e verificare, di conseguenza, se il nostro Paese sia interessato dal fenomeno che sta coinvolgendo diversi Paesi, in particolare il Regno Unito, dove da gennaio si sono verificati 108 casi in under 10. Anche negli Usa è stato diramato un alert dai Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) dopo 9 casi rilevati in Alabama, tutti bambini con età da 1 a 6 anni nei quali è stata diagnosticata anche un'infezione da adenovirus.

Dietro a queste nuove epatiti “potrebbe esserci un abbassamento delle difese dovuto alle restrizioni attuate durante la pandemia”.

A dirlo è il virologo dell'università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco. “Concordo con l'ipotesi che ci possa essere stato un abbassamento delle difese, con una quota maggiore di infezioni da adenovirus che prima risultavano più diluite. Un po' come è successo lo scorso novembre con l'epidemia di virus respiratorio sinciziale”, dice il virologo, che esclude "sicuramente" l'idea di un legame con il vaccino anti-Covid.

Ma potrebbe avere un ruolo anche Sars-CoV-2? "E' possibile, come coinfezione o infezione precedente", ragiona Pregliasco, mentre gli specialisti internazionali sono al lavoro per capire le cause di queste forme gravi. A chiamare in causa l'isolamento sociale è stato un articolo pubblicato su 'Eurosurveillance' e rimbalzato sui media inglesi.

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