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Uccise ex fidanzata, fondazione intitolata all'omicida: la famiglia di lei,"Inopportuno"

La tragedia che accadde tra Galciana (Prato) e San Miniato. Parla la sorella di Elisa Amato: "Una scelta che ci ha fatti restare a bocca aperta"

di STEFANO DE BIASE
Ultimo aggiornamento il 5 settembre 2018 alle 13:40
Elisa Amato (foto da Facebook)

Prato, 5 settembre 2018 - «Vedere tanta solidarietà e tanto affetto nel ricordare e difendere il nome di Elisa ci emoziona e commuove. Ma il percorso da fare è ancora lungo: non ci fermeremo fino a quando non riusciremo a bloccare quella fondazione».

Va avanti la battaglia di Elena Amato, la sorella di Elisa, uccisa a colpi di pistola a Galciana lo scorso 26 maggio dall’ex fidanzato Federico Zini. Un terribile caso di omicidio suicidio: il ragazzo dopo avere ucciso Elisa e avere trasportato il cadavere a San Miniato, si tolse la vita a sua volta. Lunedì pomeriggio Elena ha partecipato al consiglio comunale nel quale all’unanimità la politica pratese ha detto «no» (leggi l’articolo a fianco) alla costituzione di una fondazione contro la violenza di genere intitolata allo stesso Zini. Una decisione presa dal padre del ragazzo, che ha suscitato l’indignazione della famiglia Amato e che va a riaprire la profonda ferita della perdita della loro amata Elisa.

Anche le istituzioni pratesi sono con voi...

«Sì, e ne siamo molto emozionati», dice Elena Amato. «E’ stato un voto apolitico, senza fazioni, tutti si sono trovati sulla stessa posizione. Di questo possiamo solo essere felici e ci dà ulteriore convinzione della bontà della nostra battaglia».

Quella fondazione intitolata a Zini vi ha sconvolto?

«Siamo rimasti a bocca aperta. Non ce lo aspettavamo. Pensiamo che sia stata una scelta inopportuna e vogliamo fermarla in tutti i modi. Il padre di Zini è assolutamente libero di fare del bene e costituire un’associazione, ma non nel nome del figlio e soprattutto non legata alla lotta contro la violenza di genere. E’ una decisione inaccettabile».

Come vi state muovendo?

Prima è partita la petizione on line che ha trovato ampi riscontri. Adesso c’è una raccolta firme cartacea che sta facendo il giro d’Italia. Andrà avanti per un altro paio di settimane. Stiamo ricevendo tantissime chiamate, ci aspettiamo migliaia di adesioni. La tragedia che ha coinvolto Elisa ha toccato i cuori di molte persone».

Cosa dite a chi vi contatta?

«Chiediamo a tutti di non appoggiare in alcun modo quella fondazione. Quello non è il modo giusto per contrastare il femminicidio in Toscana e in tutta Italia. Piuttosto stiamo pensando a un’altra novità per il futuro».

Si spieghi meglio...

«Ci piacerebbe costituire una fondazione intitolata alla nostra Elisa. Non c’è ancora un programma ben definito, ma questa sì che sarebbe una scelta giusta e condivisa da tutti».

A oltre tre mesi dall’omicidio suicidio, la famiglia di Zini vi ha mai contattati per scusarsi?

«No, non abbiamo ricevuto alcuna telefonata. Ho letto tramite i giornali che hanno pronunciato delle scuse pubbliche, ma personalmente nessuno ci ha mai chiamati per scusarsi di quanto accaduto».

 

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