Il marito della operatrice sanitaria accusata di violenza con i suoi avvocati (Attalmi)
Il marito della operatrice sanitaria accusata di violenza con i suoi avvocati (Attalmi)

Prato, 13 giugno 2019 - «Il bambino lo sento mio figlio. Se amo mia moglie? Chiedetelo ai miei avvocati». Per la prima volta il marito dell’infermeria, 31 anni di Prato, accusata di violenza sessuale sull’ex allievo minorenne a cui dava ripetizioni di inglese e da cui ha avuto un figlio, ha rotto il muro del silenzio presentandosi all’udienza preliminare che lo vede imputato per il reato di alterazione di stato civile, ossia per aver riconosciuto il bimbo pur sapendo che non è suo. Un ragazzo, 31 anni, con la faccia pulita e gli occhi azzurri, che, sicuro di sé, è andato incontro alla frotta di giornalisti. Maglia e pantaloni blu, ha attraversato il parcheggio entrando in tribunale dalla porta principale. La moglie, invece, non si è presentata. «Affronto la vita e il processo a testa alta – ha detto l’uomo – Ho la coscienza a posto e mi meraviglio di essere arrivato a questo punto, non mi sarei mai immaginato di finire a processo». «La presenza del marito qui oggi è la riprova che la coppia è solida e unita, che si amano», hanno spiegato i legali dei coniugi finiti nella bufera, Mattia Alfano e Massimo Nistri. Un secco «no comment» è, invece, arrivato alle domande più intime. «Sapeva della relazione di sua moglie con il ragazzino?», «Era a conoscenza del fatto che il bambino non fosse suo quando lo ha riconosciuto?», «Vive ancora con sua moglie?». «A

Queste domande risponderemo di fronte al giudice», hanno tagliato corto i legali. Peccato che l’udienza preliminare, iniziata con oltre un’ora e mezzo di ritardo, sia stata interrotta subito per la mancanza di un documento, la procura speciale che ogni assistito dà ai propri legali per chiedere un rito alternativo, in questo caso l’abbreviato. L’eccezione è stata sollevata dall’avvocato Roberta Roviello che assiste la famiglia del quindicenne e padre biologico del bambino (come confermato dal test del dna) nato nell’agosto scorso. Un colpo di scena non da poco anche perché complica la posizione dei due imputati. Il gup Francesco Pallini ha rinviato l’udienza a domani per cercare il documento sparito.

«Una mancanza non sanabile arrivati a questo punto del procedimento», ha detto l’avvocato Roviello. Se la procura speciale non dovesse saltare fuori entro domani, il giudice sarà costretto a negare l’abbreviato e la coppia sarà giudicata con il rito immediato, come avevano disposto i pm Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli prima della richiesta di abbreviato dei difensori. Il rito alternativo avrebbe permesso agli imputati di ottenere, in caso di condanna, lo sconto di un terzo della pena, cosa di cui non potranno beneficiare con un dibattimento ordinario rischiando pene severe, fino a dieci anni. «Per noi non cambia nulla – ha aggiunto l’avvocato Alfano – L’abbreviato non era una scelta di comodo per ottenere lo sconto di pena ma per chiudere questa vicenda dolorosa nel minor tempo possibile nell’interesse dei nostri assistiti. In caso di dibattimento la nostra strategia difensiva non cambierà, anzi porteremo testimoni a favore». Nel frattempo i legali della coppia hanno presentato al giudice due relazioni: una perizia psicologica per «dimostrare l’impossibilità dell’assistita di reiterare il reato» e necessaria per chiedere un’attenuazione della misura (la donna è ai domiciliari dal 27 marzo), e un’altra che solleva dubbi sull’attendibilità del 15enne sentito in sede di incidente probatorio. Il giudice scioglierà ogni dubbio domani.