Alcuni dei residenti di via Damiano Chiesa, al Macrolotto Zero, stanchi di dover vivere nella paura foto Attalmi
Alcuni dei residenti di via Damiano Chiesa, al Macrolotto Zero, stanchi di dover vivere nella paura foto Attalmi

Prato, 20 ottobre 2017 - Invocano una battaglia di civiltà da combattere insieme a Comune e a forze dell’ordine. Le trenta famiglie che abitano in via Damiano Chiesa, trasversa di via Filzi, nel Macrolotto Zero, lo fanno con un esposto votato durante la riunione di condominio e dopo recenti episodi di aggressione e tentate rapine. "Scippi, rapine, furti, danneggiamenti, molestie e minacce sono all’ordine del giorno", scrivono esasperati dopo che uno dei condomini è stato aggredito di fronte a casa. "In ogni orario del giorno e della notte la strada è occupata da extracomunitari, che spesso sono in stato di alterazione, forse per aver bevuto o fatto uso di droghe. Fatto sta che queste persone infastidiscono tutti alla ricerca di soldi. Per non pensare a quante volte abbiamo trovato i finestrini delle auto spaccate per rubare pochi spiccioli".

Ma perché proprio in via Chiesa questa forte concentrazione di sbandati? "Complice di questa situazione di degrado con persone che spacciano e si drogano per strada e sotto casa nostra è una fabbrica dismessa (la ex Vannucchi, ndr) a lungo centrale dello spaccio e ricovero per i senzatetto". Insomma, una polveriera allo stesso modo dell’ex Valore. Per fortuna, sostengono tutti i residenti, almeno questa fabbrica è stata acquistata da un imprenditore che la sta sistemando per poi, sembra, affittarla.

C’è chi dice che lì dovrà sorgere una scuola di lingua cinese, ma è troppo presto per fare supposizioni. All’interno dell’immobile e nel piazzale c’è immondizia di ogni genere e spuntano soldi, carte sanitarie, passaporti cinesi, foto, telefoni cellulari e altri oggetti. Tutto fa pensare che questi angoli di edificio, oltre ad essere usati come giacigli improvvisati, spesso ricevano quanto resta di furti e rapine. Il problema vero adesso è costituito dalla villa che si trova all’angolo fra via Chiesa e via Filzi, nella quale gli sbandati trovano rifugio. Qui un continuo viavai segnalato dai cittadini alle forze dell’ordine. Nonostante l’edificio sia affidato ad un curatore fallimentare e siano più volte state posizionate catene agli ingressi, ogni forma di sbarramento è stato facilmente rimosso. Gli occupanti riescono ad entrare saltando il cancello della ex fabbrica e passando attraverso un varco nella.

Alle obiezioni che li vengono mosse, rispondono: «E’ casa mia». Un tetto sulla testa ce l’hanno, come pure l’acqua che sembra sia stata ottenuta attaccandosi a chissà quale utenza: «Da mesi c’è una perdita d’acqua che sgorga su via Filzi e nessuno fa niente», commentano i residenti. E dentro alle mura di quel villino succedono cose strane: «L’altra notte, poco prima delle 23,30, ci siamo svegliati di soprassalto per alcuni colpi che pensiamo fossero di pistola. L’altro giorno sono intervenuti i pompieri perché erano stati accesi alcuni fuochi».

Intorno al perimetro della villetta si inciampa nel degrado fatto di siringhe, lenzuola piene di sangue, oggetti di ogni genere. Una porzione della fabbrica è occupata da un cinese. «La situazione è insostenibile, un calvario quotidiano fatto di paura. Una ragazza nei giorni scorsi è stata derubata del display dell’auto: quando ha provato a reagire di fronte ad alcuni sconosciuti che rovistavano nella sua auto, si è vista lanciare addosso bottiglie di birra...». I cittadini chiedono «più controlli e che vengano sbarrati gli accessi all’area della fabbrica».

Sara Bessi