Paolo Crepet
Paolo Crepet

Prato, 13 marzo 2019 - Adulti che giocano a fare gli adolescenti e adolescenti che si sentono adulti troppo presto. Un cortocircuito, favorito dai social, che sta spazzando via le tappe dell’età evolutiva come le abbiamo sempre conosciute e che può produrre relazioni come quella fra l’operatrice sanitaria di 31 anni e il ragazzino che ora ne ha 15, mamma e papà di un bambino di pochi mesi. Un cortocircuito di cui parla Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, educatore e saggista.

Crepet, perché una donna sposata di 31 anni, con un altro figlio, comincia una relazione sessuale con un ragazzino, forse quando aveva ancora 13 anni?

«All’interno di una cultura come la nostra, che ammette certe cose, non è un’eccezione. Non voglio fare riferimenti al caso specifico sul quale si pronuncerà il tribunale, dico solo che oggi si tratta di una possibilità perché è una cultura che abbiamo accettato. Ci pare normale che un ragazzo o una ragazza di 13 anni facciano una vita da adulto, così come ci sono sempre più adulti che aspirano a fare vite da adolescenti. Penso ad esempio al fenomeno dei toy boy, che è accettato perché spesso viene associato alle celebrità. Il concetto è quello. C’è una grande confusione etica. Vengono da me mamme e figlie che a volte fatico a distinguere, perché sono uguali».

E quali sono le conseguenze?

'E’ evidente che questa situazione predispone ad una vita sessuale molto anticipata. C’è una precocizzazione preadolescenziale, sia come sviluppo corporeo, ormonale, che sotto il profilo della voglia, dei desideri e delle fantasie. In più c’è internet che ha spaccato tutto, con il facile accesso a foto e filmati. I genitori, tutti noi, non possiamo far finta che non sia successo nulla. Sui telefonini delle preadolescenti ci sono fotografie di se stesse nelle quali non sono vestite proprio da prima comunione. Vi piace questo mondo? Tenetevelo. Sono stato testimone di una discussione sul sesso in una scuola. Di frontre avevo ragazzi ben preparati: eravamo alle medie...».

La trentenne ha postato su Facebook questa frase: «Essere mamma è un dono, mai un errore».

«Trovo che ci sia un egoismo spaventoso nei confronti dei bambini. E’ come mettere al mondo un condannato a morte con questa disgraziatissima gravidanza».

Sta dicendo che la donna doveva abortire?

«Intanto non doveva andare a letto con un minore, francamente non capisco cosa ci sia di interessante. Su questo dovrà rispondere dei reati che ha commesso, ma fossi un giudice le impedirei per sempre di usare i social network, anche per altri motivi».

Ovvero?

«Questa signora non sa bene quello che dice, perché offende molte donne. Penso ad esempio a quelle stuprate oppure a quelle che non possono avere figli. La trovo una frase di cattivo gusto, pedofoba, di qualcuno che odia i bambini. La mamma un giorno dovrà rispondere ad una domanda che quel figlio le farà: da chi sono nato io? Dovrà dire: da un tuo coetaneo. Pensa che quello sarà il più bel giorno della vita del suo bambino? Mi vengono i brividi».

Che peso possono avere la relazione e la gravidanza sul minorenne?

«Dipende da come reagirà la famiglia, io consiglio di allontanarlo dalla realtà che conosce. Rifletterei anche sulla possibilità di cambiare città. Mi auguro che i familiari gli stiano molto vicini sia fisicamente che psicologicamente, perché i ragazzini suoi coetanei sanno essere molto cattivi».

Eppure c’è chi dice: è stato un grande.

«Facebook è una cloaca massima, ci sono cose raggelanti. Un grande? Chi afferma cose del genere vorrei proprio vederlo nelle condizioni del ragazzo, che ha messo al mondo un figlio che sarà un disgraziato, che avrà delle difficoltà. Un grande per cosa?».

Secondo lei il neonato con chi dovrebbe crescere?

«E’ una mia opinione, ma ho qualche dubbio che la mamma biologica possa essere anche la mamma che tira su il bimbo. Lo deciderà il giudice, ma credo che si avvarrà di esperti perché è una decisione che non può prendere da solo».

Leonardo Biagiotti