Un team Usca in servizio sul territorio
Un team Usca in servizio sul territorio

 Prato, 17 aprile 2021 - E’ in fase di avanzata progettazione la sperimentazione di due farmaci combinati per il trattamento di pazienti Covid con malattia lieve al proprio domicilio. Se ne sta occupando un gruppo di specialisti della sanità ospedaliera e territoriale di Prato che hanno messo a disposizione la loro esperienza e professionalità nella ricerca scientifica.

Per il trattamento dei pazienti Covid ospedalizzati, sono già stati indicati ed impiegati alcuni farmaci efficaci, mentre per le forme lievi e la conseguente ospedalizzazione non emergono ancora terapie capaci di prevenire l’aggravamento.

Il virus si trasmette per via respiratoria infettando il tratto superiore dell’apparato respiratorio, e nei casi più gravi può coinvolgere le varie diramazioni bronchiali ed i polmoni. Dal punto di clinico, in seguito all’infezione si possono verificare diversi scenari:

1. Il soggetto infettato rimane asintomatico ed i suoi meccanismi di immunità innata ed acquisita sono capaci di eliminare il virus dall’organismo;

2. La maggioranza dei soggetti sviluppa sintomi a carico delle prime vie respiratorie, con febbre di grado variabile, mal di gola, cefalea, dolori muscolari, e turbe del gusto e dell’olfatto;

3. In circa il 20% degli infettati la malattia progredisce causando una polmonite a vario grado di severità, con sviluppo di insufficienza respiratoria e necessità di supporto di ossigeno;

4. Nei casi più severi si ha coinvolgimento di altri organi ed apparati, grave insufficienza respiratoria e necessità di ammissione ai reparti di Terapia Intensiva.

 Il lavoro del team parte da una valutazione accurata della letteratura medica che ha evidenziato la possibile utilità del trattamento dei pazienti con malattia lieve con due farmaci in uso da moltissimi anni.

Proprio su queste basi è in corso la progettazione dello studio che ha l’obiettivo di valutare l’efficacia del trattamento combinato con i due farmaci, nei pazienti affetti da COVID-19 con malattia lieve. Il trattamento può essere effettuato a domicilio da parte del medico di medicina generale o delle squadre Usca. Solo dopo la validazione da parte del Comitato Etico la sperimentazione clinica potrà prendere avvio. Il progetto è supportato dalla Regione Toscana e dalla direzione generale dell’Azienda Sanitaria, partecipano l’Agenzia Regionale di Sanità, i medici di medicina generale ed i medici Usca. 

Fanno parte del gruppo per la sperimentazione Daniela Matarrese direttore sanitario dell’ospedale di Prato; Fabrizio Cantini, direttore reumatologia; Donatella Aquilini, direttore malattie infettive; Patrizio Goti, direttore pneumologia; Massimo Di Natale, direttore medicina interna II; Mauro Ruggeri presidente SIMG (Società Italiana medici di medicina generale e coordinatore AFT); Laura Tattini, coordinatore servizi sanitari territoriali Zona Pratese; Fabrizio Gemmi, coordinatore osservatorio per la qualità ARS; Annalisa Landi referente USCA, Dante Mondanelli, vicepresidente ordine dei medici di Prato; Elettra Pellegrino, medico della direzione sanitaria del Santo Stefano.

 Il Dipartimento delle Specialistiche Mediche della USL Toscana Centro, diretto dal dottor Giancarlo Landini, di cui fanno parte i medici ospedalieri coinvolti nello studio, appoggia con entusiasmo l'iniziativa. “ Consapevoli che continueremo ad avere nuovi pazienti positivi sul territorio pratese- spiega Landini - disporre di una terapia antinfiammatoria conosciuta e sicura, che blocchi la malattia verso stadi più avanzati, sarebbe l'ideale. La nostra USL ha la capacità e i numeri per mettere in campo una simile iniziativa. Inoltre si rafforza la collaborazione ospedale territorio che è la sfida del prossimo futuro per superare l'emergenza sanitaria.”

 “Ho partecipato con entusiasmo al progetto mettendo a disposizione di tutti la mia esperienza negli studi clinici e contribuendo attraverso la stesura del protocollo terapeutico, commenta Cantini. Lo scopo è quello di cercare di impedire che la malattia evolva verso la forma più severa. Se la sperimentazione darà i frutti sperati quali la riduzione di almeno del 10% dei casi con progressione verso la forma severa di malattia e di conseguenza la riduzione del numero dei ricoveri, ne deriveranno ovvi vantaggi per i pazienti e per le strutture sanitarie.

 “La ricerca di questa cura precoce dell’infezione da SARScov-2 - aggiunge Aquilini- era ed è una priorità ed una urgenza. Il percorso proposto nel progetto coinvolge le molte professionalità che oggi sono a fianco dei pazienti e sperano di offrire una possibilità di cura precoce”

 “Sto sostenendo questo progetto con grande convinzione fin dall’inizio, chiosa il consigliere Regionale Ilaria Bugetti - è un ulteriore importante tassello che si aggiunge a tutto ciò che può aiutare nella ricerca per trovare soluzioni nel contrastare il virus e che conferma le grandi competenze presenti sul nostro territorio. A Prato abbiamo un gruppo di grandi professionisti che si contraddistinguono nella ricerca e sperimentazione”.