Prato, 2 aprile 2021 - Un’altra giornata nera. Con i 158 ulteriori positivi di ieri la nostra provincia si conferma la peggiore in Italia per numero di nuovi contagi ogni 100mila abitanti: l’indice è passato da 457 a 484, sempre più vicino al doppio della fatidica soglia di 250 oltre la quale scattano le limitazioni da zona rossa. Con questi numeri è ragionevole supporre che serva almeno un mese di restrizioni, di comportamenti accorti e di senso di responsabilità collettivo perché la situazione torni più gestibile. Servirebbero naturalmente anche più vaccini.

Ma perché tutti questi casi, perché qui e adesso? I fattori sono molteplici, così come i loro possibili intrecci. In estrema sintesi: la forte densità abitativa e di fabbriche, il fatto che le attività di tracciamento siano rese più complicate dalla mancata collaborazione dei contagiati, più spesso quando sono di origine straniera e cinesi in particolare. E’ il quadro tracciato da Renzo Berti, il direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl Toscana Centro, colui che più da vicino e quotidianamente legge i numeri dell’epidemia.

Il grafico CovidStat/Infn (clicca sul nome della città a destra per isolare la traccia relativa):

La densità abitativa e gli altri problemi

"Densità demografica e concentrazione di attività produttive sono il primo fattore – spiega –, questo vale per Prato, ma anche per l’empolese e la zona nord ovest dell’area fiorentina, dove la circolazione del virus oggi è più intensa. Le attività di controllo nei luoghi di lavoro sono già orientate dai dati epidemici. Nel tracciamento abbiamo inserito un nuovo specifico indicatore: se c’è un operaio positivo, la fabbrica viene subito segnalata e gli ispettori cercano di controllarla il prima possibile". Ogni anno le ispezioni nell’Asl Toscana Centro sono circa tremila, in media poco più di una decina al giorno week end esclusi: con questi contagi è difficile rincorrere tutte le positività nei luoghi di lavoro.

"Cerchiamo di fare del nostro meglio – aggiunge Berti –, di verificare il rispetto dei protocolli anti contagio e delle quarantene. A Prato pero abbiamo un problema in più: la scarsa collaborazione dei contagiati, in particolare quando si tratta di persone di origine straniera. Difficoltà nella lingua, diffidenza, sottovalutazione del problema: è un insieme di fattori. Ai nostri operatori del tracciamento lo abbiamo detto: se non vi rispondono, se fanno finta di non capire, dovete insistere. E’ assolutamente necessario sapere quali sono stati i contatti per frenare il contagio. Un lavoro immane".

Fra i positivi noti degli ultimi giorni oltre il 20% è di origine straniera. I contagi rispecchiano la composizione demografica della città, nella quale oltre il 22% è di origine straniera e il 13.6% cinese, senza contare chi vive qui senza la residenza o senza permesso di soggiorno. Era un altro mondo la prima ondata. Prato poco più che sfiorata, ferreo lockdown e tutti chiusi in casa, i cinesi con qualche settimana di anticipo, tutti, da un giorno all’altro, per mesi. Oggi ci sono in tutti stanchezza e il peso sempre più gravoso dell’incertezza, per tanti anche i problemi economici. E adesso questo picco, insidioso. Il Santo Stefano è in trincea: area medica completa con 176 ricoveri, 14 letti su 20 occupati in terapia intensiva. E i malati che continuano ad arrivare.

Il sindaco Biffoni

E’ molto preoccupato il sindaco Matteo Biffoni. «I dati che abbiamo a disposizione evidenziano tre aspetti – spiega –: i maggiori contagi si distribuiscono nella fascia d’età fra i 30 e i 50 anni; sono sempre più frequenti i focolai in famiglia, a testimonianza della contagiosità delle varianti del virus; sono presenti casi di positività fra i cinesi che prima erano molto più sporadici. E’ chiaro che l’appello da fare a tutti è di rispettare le regole e di collaborare al tracciamento ed è ovvio che rafforzeremo i controlli, con una stretta anche per questo fine settimana. Ma la priorità sono i vaccini, questa è la strada maestra che l’Italia e la Toscana fanno ancora fatica ad imboccare. Non voglio fare polemiche, ma ribadire coma da settimame faccio in tutte le sedi possibili che se non aumenteranno i vaccini non ne usciremo. E’ un maramasa quello che stiamo vivendo – conclude – che incide in modo sempre più grave sulla vita delle persone, dal punto di vista sanitario, economico, psicologico".