
Xu Qiulin, meglio conosciuti come Giulin, è un imprenditore molto conosciuto a Prato
Prato, 23 febbraio 2020 - Ieri l’ennesima riunione delle associazioni cinesi della città: all’ordine del giorno le iniziative da mettere in campo per fronteggiare l’emergenza coronavirus. L’idea è quella di proporre un nuovo volantinaggio a tappeto con tutte le indicazioni utili: dall’isolamento per chi rientra dalla Cina, alle norme di igiene da rispettare, fino ai numeri utili da chiamare. Un vademecum prodotto dalla comunità orientale, che tramite le numerose associazioni presenti in città, verrà distribuito porta a porta e tramite il social We Chat. I cinesi di Prato si sono mossi subito e si stanno muovendo adesso, sia in autonomia che al fianco delle istituzioni locali. Hanno fatto appelli e lanciato sos, parte dei quali rimasti inascoltati. Xu Qiulin, conosciuto come Giulin, uno dei personaggi più rappresentativi della comunità cinese di Prato, il primo orientale iscritto a Confindustria, presidente dell’Associazione d’amicizia dei cinesi a Prato, parla dell’emergenza coronavirus dandoci una visione dall’interno e mostrando uno spaccato di questa città, quello della comunità orientale, che si sta muovendo in prima persona per affrontare la nuova polmonite .
Giulin, il virus è entrato in Italia. I primi due morti e i rapidissimi contagi hanno alzato l’attenzione in città. Adesso c’è molta più preoccupazione. "A Prato siamo tranquilli per un motivo semplice: i cinesi che abitano qui già da più di un mese si sono isolati volontariamente. Hanno fatto da soli quello che serviva, sono rimasti in casa, hanno smesso di uscire".
Asl e Regione hanno messo in campo diverse iniziative per far fronte al coronavirsu. Secondo lei manca qualcosa? "Quello che serviva lo abbiamo chiesto come comunità già diverse settimane fa, ma non ci hanno ascoltato. Serviva e continua a servire un luogo dove chi rientra dalla Cina possa mettersi in isolamento. Manca un luogo così perché non tutti coloro che rientrano a Prato sanno dove andare per effettuare la quarantena volontaria".
Alcune settimane fa era giunta la notizia che la comunità cinese volesse prendere in affitto un hotel. L’ipotesi è definitivamente tramontata? "Da soli non possiamo fare questo, non possiamo prendere un immobile per i nostri connazionali, perché sennò violiamo le leggi. Devono agire Comune, Regione e Asl".
Quante persone devono ancora tornare a Prato dalla Cina secondo i suoi calcoli? "Ci sono persone che stanno rientrando, ma non sappiamo di preciso quante anche perché dipende dai voli. Nei prossimi giorni comunque ne attendiamo dalla Cina circa 500 o 600".
È anche per questo che si fa ancora più forte l’appello a trovare un luogo per la quarantena? "Le istituzioni dovrebbero muoversi su questo fronte. Noi stiamo facendo la nostra parte legata alla comunicazione: diamo indicazioni sui sintomi, sui numeri utili da chiamare, ma di più non possiamo fare".
Perché l’ambulatorio aperto all’Osmannoro è stato un flop? "Perché non serve un ambulatorio, chi sta male chiama il 118. Chi non si sente bene non va certo a fare un tampone da solo".
Nemmeno in ospedale però sono arrivati molti cinesi. Questo perché hanno paura? "Non credo che il problema sia legato alla paura. I cinesi che non stanno bene sanno di dover chiamare il 118".
Il coronavirus sta avendo effetti pesanti anche sull’economia di questa città e sulle aziende cinesi. Come vede questa situazione da imprenditore? "Le aziende cinesi sono tutte ferme. Non sta lavorando quasi nessuno, speriamo passi presto. Adesso non ci si deve muovere, bisogna stare in casa".
Ieri le associazioni cinesi della città si sono riunite di nuovo, sono all’erta. Davvero possiamo stare così tranquilli come dice? "L’emergenza c’è, l’importante p agire. Sennò anche qui succederà come nelle altri parti d’Italia". © RIPRODUZIONE RISERVATA

