Tamponi
Tamponi

Prato, 30 novembre 2020 -  Ha ricevuto il certificato di fine quarantena, dopo aver scritto alla casella postale appositamente aperta dalla Asl Toscana Centro nei giorni scorsi, ma poi dopo una settimana si è visto recapitare un’altra mail con disposizione esattamente contraria: quarantena di quattordici giorni. «Il bello è che entrambe le mail giungono dal dipartimento di prevenzione dell’Asl e portano in calce la stessa firma - dice un lettore di 39 anni che ha chiamato la nostra redazione - E’ un paradosso. Non so come comportarmi: ho fatto richiesta di fine isolamento allo scadere dei 21 giorni, ovvero sabato 21 novembre, e mi è stato dato il certificato dopo qualche giorno. Così ho ripreso la mia vita normale. E adesso questa doccia fredda». Il lettore si dice in difficoltà soprattutto perché non sa quale dei due documenti è valido: «Quale fa fede? Io non vorrei dovermi trovare ad essere multato o peggio ancora ad essere denunciato. Ma non voglio sentirmi in colpa: ho il certificato di fine isolamento emesso dall’ufficio competente». 

E prosegue: «Ho provato a scrivere e a telefonare varie volte al dipartimento di prevenzione dell’Asl, ma senza ricevere alcuna risposta, né per scritto né per telefono. In più la mia vicenda si complica in quanto interessa pure i miei genitori: mio padre che ha quasi 80 anni, positivo al coronavirus ma che ha già raggiunto il ventunesimo giorno di isolamento, e mia madre, attualmente ricoverata in ospedale per Covid».

La storia diventa intricata nel momento in cui il lettore invia la mail di fine insolamento per il padre. «Anche lui ha raggiunto il ventunesimo giorno – racconta ancora – Ho inviato la mail sabato scorso e per tutta risposta abbiamo ricevuto tre mail, sempre dalla Asl, ma con un numero di protocollo differente, in cui si dice che tutti e tre, io, mio padre e mia madre, tuttora ricoverata in ospedale, dobbiamo osservare la quarantena di quattordici giorni... Siamo sinceramente disorientati di fronte a quanto ci sta succedendo. Almeno che ci spieghino che cosa è accaduto e qual è la pratica giusta che dobbiamo osservare. Di tutto questo parlerò anche con la nostra dottoressa di famiglia».
Una richiesta che scaturisce dalla volontà di comportarsi in modo corretto da parte del cittadino. «Ma se non riusciamo a parlare con nessuno degli addetti dell’ufficio di igiene che può spiegare quanto è successo, non sappiamo proprio come fare», conclude preoccupato il lettore.