Prato, 24 aprile 2011 -  MENTRE MOLTI ancora si attardano sul tormentone ormai logoro su Cina-opportunità o minaccia, c’è chi sulla prima opzione sta realizzando un’avventura importante. Monica Vannacci, diploma di perito tessile al Buzzi e un’esperienza vasta nel campo della moda, apre nel Macrolotto 2 una nuova azienda in accordo con Mengdi, un importante gruppo cinese del settore dell’abbigliamento, che ha scelto Prato come testa di ponte per lanciare i suoi prodotti in Italia e in Europa.

 

L’azienda della Vannacci si chiama appunto Mengdi Italia srl, anche se si tratta di una realtà autonoma dal punto di vista legale.


«Col gruppo Mengdi — spiega Vannacci — c’è una semplice scrittura privata che si fonda su una fiducia maturata in dieci anni di collaborazione, quando come ditta individuale importavo prodotti cinesi di qualità per il mercato italiano. Non è stata una scelta facile, ma a convincermi è stato l’entusiasmo e il coraggio dei miei partner cinesi: ingredienti, questi, che purtroppo ormai mancano a noi pratesi».

 

L’accordo prevede che il gruppo cinese sostenga la nuova ditta nell’investimento iniziale.  Per il momento è stata affittata una struttura di oltre 300 metri quadri con uffici e showroom. In più è prevista l’assunzione di almeno due persone (per colloqui scrivere all’indirizzo di posta [email protected] che sarà attivato nei prossimi giorni).


«Mengdi produce capi confezionati d’abbigliamento ma anche tessuti e jersey su una fascia qualitativa medio-alta — spiega Vannacci — Il nostro compito sarà quello di commercializzare questi prodotti in modo diretto, saltando quindi i tanti passaggi che caratterizzano le importazioni dalla Cina».
 

 

Non si tratta quindi di un’offerta di prodotti a basso costo: «Sulla fascia bassa la prima concorrenza alle aziende cinesi è quella fatta dalle aziende cinesi di Prato — dice ancora Vannacci — ma lo sbaglio che viene fatto spesso è quello di continuare a pensare alla Cina come a un paese arretrato, da terzo mondo. Oggi in Cina, come in altri paesi, si produce invece ottima qualità con cui occorre fare i conti. E, soprattutto, oggi è possibile lavorare con la Cina operando nella piena legalità e correttezza, cogliendo le opportunità che un paese in piena crescita può offrirci. Le condizioni esistenti oggi in Cina sono simili a quelle che fecero a suo tempo la fortuna di Prato. Le aziende italiane hanno tuttavia altre strade da seguire per rimanere competitive, dalla progettazione al servizio come possibili valori aggiunti. Pare invece più difficile proporsi per la produzione pura e semplice».
 

 

La chiave che ha portato la Mengdi a stabilire un rapporto fiduciario con Monica Vannacci risiede tuttavia soprattutto sulla stima. «Da quando lavoro per conto proprio — spiega — mi sono sempre rapportata con gli interlocutori cinesi col massimo rispetto e umiltà. Troppo spesso gli europei vanno in Cina con un atteggiamento di superiorità che non facilita certamente la creazione di rapporti commerciali soddisfacenti».