{{IMG_SX}}Toscana, 2 novembre 2007 - Addio alla vecchia miniera, simbolo di un’isola che non c’è più, al suo posto un villaggio turistico-alberghiero con una cubatura complessiva di 45mila metri. La decisione dell’Agenzia del Demanio di mettere in vendita (base d’asta 11,1 milioni) gli impianti di Vigneria, nel comune di Rio Marina (nella foto), provoca da una parte la speranza di un maggiore sviluppo economico in un’area meno beneficiata dal boom turistico e, dall’altra, la netta opposizione di chi parla di «colata di cemento». E’ un vecchio dilemma, probabilmente irrisolvibile.

 

Le miniere, una volta unica ricchezza dell’Elba e in particolare della zona di Rio Marina, hanno chiuso i battenti alla metà degli anni ottanta lasciando sul campo centinaia di cassintegrati prima e di disoccupati poi, un grosso patrimonio di archeologia industriale e molta emigrazione. Rio Marina, ha praticamente dimezzato la sua popolazione e oggi si attesta poco al di sopra dei duemila abitanti.

L’ipotesi di vendere i capannoni dismessi e gli altri impianti al servizio dei pozzi minerari di Vigneria, a picco sul mare, risale a diversi anni fa. Su questa base il comune di Rio Marina già alla fine degli anni novanta approvò una variante al piano regolatore. Due anni fa, con un voto bipartisan quasi unanime, il consiglio comunale ha dato il via libera al piano attuativo e da qualche mese l’Agenzia del Demanio ha indetto l’asta precisando, davanti anche alle prime obiezioni, di aver previsto che «l’acquirente dovrà recuperare le aree ex minerarie con interventi in grado di attivare processi di riqualificazione socio-economica del territorio comunale, nel rispetto degli aspetti di interesse storico, culturale e ambientale».

 

Ma i trentuno «paletti» posti dall’Agenzia non rassicurano affatto Legambiente che se la prende con il «vecchio progetto voluto dalle precedenti amministrazioni comunali di centrosinistra e recepito in toto dall’attuale amministrazione di centrodestra. Dove la politica divide, il cemento unisce». Francesco Bosi, deputato dell’Udc e sindaco di Rio Marina, non ci sta a quella che definisce «una campagna di disinformazione». Perché, spiega, non si tratterà di un villaggio chiuso e nemmeno di un secondo paese, come sostiene qualcuno, ma della continuazione e dello sviluppo del paese attuale: «Non a caso nell’area di Vigneria sono previsti anche spazi culturali e sportivi al servizio di tutti e non a caso abbiamo previsto anche una zona per l’ edilizia pubblica e la realizzazione della nuova caserma dei carabinieri».

Ai timori e alle accuse di sommergere le scogliere con il cemento, il sindaco risponde così: «Intanto il bando di vendita vincola le aree verdi, poi potrà esserci solo il riuso delle cubature esistenti. Noi vogliamo salvaguardare gli aspetti paesaggistici e pretendiamo progetti di alta qualità. La nostra zona ha diritto ad uno sviluppo compatibile, equilibrato e garantito. Ma non vogliamo morire. Chi è contro tutto e contro tutti proponga alternative credibili allo sviluppo turistico e offra prospettive di lavoro certe ai nostri giovani».