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La guerra dei dazi e la moda, conciario preoccupato per Trump

Santa Croce, parla il presidente dell'Associazione Conciatori Alessandro Francioni dopo le parole di Trump

di CARLO BARONI
Ultimo aggiornamento il 13 marzo 2018 alle 07:05
Alessandro Francioni

Santa Croce sull'Arno (Pisa), 13 marzo 2018 -  Il conciario guarda con fibrillazione agli Stati Uniti. Ancora una volta c’è l’incognita Donald Trump sulla ripresa della pelle. Il presidente Usa ha siglato il provvedimento che impone dazi del 25% alle importazioni di acciaio e del 10% a quelle di alluminio, senza fare sconti all’Unione Europea, ma con esenzione di Canada e Messico e di possibili altri paesi, da valutare caso per caso.

"Proteggo i lavoratori americani", è stato il commento di Trump. Dal canto suo, la Commissione Europea sarebbe pronta a una contromossa commerciale che potrebbe colpire anche gli 1,2 miliardi annui di import di beni di consumo, tra cui rientra anche la moda e la calzatura, a cui potrebbe essere applicata una sovrattassa del 25. Questo toccherebbe da vicino il mondo conciario. Abbiamo sentito al riguardo il presidente dell’Associazione Conciatori di Santa Croce, Alessandro Francioni.

"Il rischio di guerre commerciali va evitato, non converrebbe a nessuno penalizzando innanzitutto chi ha un export molto florido – spiega Francioni –. Ma poi riflettendosi, come la storia insegna, sul contesto economico mondiale che è stato rallentato ogni volta che si sono affermate, o sono state anche solo annunciate, politiche protezionistiche con conseguente innalzamento dei dazi sui prodotti stranieri. Intanto registriamo anche che non c’è ancora esatta chiarezza sulla procedura Usa per l’esenzione da tali politiche e seguiamo le relative discussioni in corso a livello di Unione Europea".

Il presidente di Assoconcia analizza poi lo stato di salute del settore dopo la fiera di Milano. "Complessivamente le novità portate in fiera dai nostri imprenditori hanno ottenuto un buon interesse, e adesso stiamo registrando i primi reali riscontri – sottolinea Francioni – Seppure con differenze a seconda delle fasce di clienti e di produzione si registra un clima di sostanziale tenuta, che solo i prossimi mesi ci potranno confermare".

A tutto questo, ovviamente, non fa bene una potenziale guerra commerciale che potrebbe diventare così molto pericolosa anche per il settore calzaturiero, e di conseguenza per il mondo della pelle in generale che proprio in questo 2018 sta intravedendo elementi positivi: le firme sono in fermento e trainano sia il lavoro che l’export. La «piazza» americana è importantissima e strategica nello scacchiere economico del conciario.

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