La Rems di Volterra
La Rems di Volterra

Volterra (Pisa), 22 settembre 2017 - Intanto c’è una prima nube che si schiarisce, perché il sospettato «numero uno» avrebbe, anzi ha una faccia, un nome ed un cognome. Tanto che la dirigenza infermieristica, in attesa che l’intera matassa giudiziaria si sbrogli e che le indagini mettano un punto definitivo su questa assurda vicenda, ha deciso di spostare il presunto colpevole a lavorare da un’altra parte.

Quelle canne entrate clandestinamente all’interno della Rems portano con sé i primi provvedimenti: la Asl ha aperto una commissione disciplinare d’inchiesta, che lavorerà in parallelo al filone d’indagine in corso dopo la denuncia che la stessa azienda sanitaria ha presentato alla Procura. Il cerchio inizia davvero a stringersi: del resto, la stessa Asl ha avviato per conto suo una serrata indagine avvalendosi non solo delle testimonianze del personale che veglia sui pazienti autori di reato, ma anche del circuito di telecamere interne alla struttura super blindata. Occhi elettronici che non perdonano, e che potrebbero aver cristallizzato per sempre l’intera scena.

Al momento, lo precisiamo, sull’infermiere super sospettato di aver introdotto nella struttura e poi fumato gli spinelli in compagnia di un paziente psichiatrico autore di reato durante il turno di notte, non è piovuta alcuna sanzione di tipo disciplinare o una precisa denuncia, tanto meno una sospensione dalle mansioni lavorative: l’operatore sanitario è stato trasferito da reparto a reparto, con una decisione stabilita non dalla Asl ma dalla dirigenza infermieristica. Il giallo, che se appurato in tutto e per tutto aprirebbe uno squarcio davvero grave, risale alla scorsa estate.

E’ metà luglio, il caldo non lascia neppure un attimo di tregua durante la sera. Un paziente della Rems inizia a sentirsi male, ed è il medico di guardia che intuisce che qualcosa non va. Il paziente accusa uno stranissimo malore, ed il medico avverte l’azienda sanitaria perché ha subito un sospetto, pesante. Da quanto appreso, la prima persona a fare il nome dell’infermiere sospettato sarebbe stato proprio un suo collega. E sembrerebbe tramontare l’ipotesi che sia stato un paziente (alcuni dei degenti hanno la possibilità di uscire dalla struttura) a portare il fumo nella residenza.