Carabineri (foto di repertorio)
Carabineri (foto di repertorio)

Pontedera, 11 febbraio 2019 - Niente risarcimento del danno per ingiusta detenzione. L’ha deciso la Corte di Cassazione, negando ad un 64enne della Valdera il riconoscimento dell’ingiusta detenzione patita in carcere e ai domiciliari a seguito di un procedimento per maltrattamenti in famiglia per i quali è stato assolto.

"I comportamenti di aggressione descritti nella ordinanza impugnata – non esclusi dal giudice di merito – hanno un valore altamente significativo ai fini del rigetto della richiesta, risultando idonei ad integrare un comportamento gravemente colposo, che sì pone in rapporto sinergico rispetto all’adozione della misura", scrivono gli ermellini.

Secondo il 64enne, residente in zona, la Corte d’Appello ha individuato il suo comportamento colposo nell’aver tenuto una condotta che avrebbe ingenerato – "negli inquirenti la convinzione della commissione dei reati che gli furono addebitati", riferendosi alla circostanza che aveva dato alla persona offesa uno schiaffo e alcune spinte.

Quindi alla base della custodia cautelare, la esistenza di questi episodi di violenza si fondava esclusivamente - sempre secondo il teorema difensivo - sulla parola della persona offesa. Tanto che nell’interrogatorio di garanzia, l’uomo ebbe subito a dichiararsi innocente, evidenziando di non aver mai né ingiuriato, né minacciato, né percosso. Nessun dubbio per la Suprema Corte secondo la quale il giudizio in tema di riparazione per ingiusta detenzione, debba essere volto a stabilire non se la condotta integri gli estremi di reato, ma solo se sia stata presupposto idoneo ad integrare la falsa apparenza della sua configurabilità come illecito penale.