La mamma e il fratello di Federico mentre raccontano il dramma ai «Fatti Vostri»

San Miniato, 11 aprile 2016 - Lidia Speri, la mamma di Federico Carnicci, il 27 enne di Santa Croce scomparso il 7 luglio a Roma e ritrovato dieci giorni dopo nel Tevere, non ha voluto mettere il marmo sulla tomba del figlio. «Un marmo da rompere? Il corpo di mio figlio deve parlare ancora – dice – Deve raccontarci altre cose, visto che siamo arrivati a poco e nulla. Serve una seconda autopsia, anche se ci sono rimaste solo le ossa e poco più, noi siamo convinti che possano emergere altre prove».

La signora Lidia non ha mai creduto al suicidio, è pronta anche al doloroso atto della riesumazione, non ha intenzione di rassegnarsi alle conclusioni della Procura: «Se archiviano – dice – farò riaprire il caso. Il nostro avvocato chiederà un supplemento d’indagini.

Se il Gip accoglierà la richiesta di archiviazione del pubblico ministero, ci muoveremo per ripartire da zero perché la morte di Federico è ben lontana dall’essere chiarita».

Ma facciamo un passo indietro. Federico Carnicci, separato con un figlio, operaio senza lavoro, decide di prendersi una pausa, di staccare per due-tre mesi, e a maggio 2015 va a Roma, dove ha dei parenti, per unirsi ad un gruppo di giovani conosciuto da poco e che vive sulle sponde del Tevere.

Con loro farà giocoleria di strada, poi tornerà in Toscana, cercherà un impiego o forse andrà a cercarlo all’estero.

Questo è quello che raccontò alla madre prima di partire. Invece il 7 luglio al commissariato Trevi Marzio, un gruppo di ragazzi denuncia la scomparsa di Federico: uno del gruppo dichiara che Federico alle 3 del mattino, perché aveva bevuto troppo, aveva perso l’equilibrio cadendo nel Tevere; l’amico si tuffa, lo recupera, lo calma e lo rimette a dormire, ma quando si sveglia Federico non era più nel sacco a pelo.

Le ricerche del ragazzo non daranno esito fino al 17 luglio quando dalle acque del fiume affiora il cadavere. Il giallo inizia qui.

«Lo stesso giorno della denuncia di scomparsa una nostra amica riceve la notizia da uno del gruppo che le dice che è successa una cosa grave: Federico è morto nel Tevere – spiega la signora Speri – Però il corpo si troverà dieci giorni dopo. Com’è possibile?». Un caso, quindi, in cui più volte emergono cose che però si verificheranno dopo. «Morto per choc termico con arresto cardiocircolatorio e respiratorio», è la conclusione dell’autopsia. Fatale il contatto con l’acqua. «

Erano giorni caldissimi, i più caldi dell’ultimo secolo», ribatte la madre convinta che qualcuno sia responsabile di quella morte: «Magari una spinta... – aggiunge – Troppe le versioni rese da chi era con lui, contrastanti e lacunose». Il legale che assiste i familiari Carmine De Pietro, intervenendo in Tv ha detto: «Il corpo di Federico ha assorbito acqua, ma secondo noi molto meno di quanto ne avrebbe dovuta assorbire in dieci giorni».

Poi ci sono le mani quasi disossate e i piedi, invece, che hanno mantenuto il carattere rosaceo come se il corpo si trovasse in acqua da poco. Ma allora cos’è successo? Quando Federico è finito nel Tevere? «Mi batterò finché avrò forza», conclude la mamma.