San Miniato, 11 agosto 2018 - E' stato il sindaco Vittorio Gabbanini a raccontare a Marino Caponi, 96enne, com’era morto suo nonno Amaddio. Lui, in realtà, non l’aveva mai saputo, anche perché i fatti di Aigues-Mortes per decenni sono stati «insabbiati». Invece Amaddio Caponi, nel 1893, ben 125 anni fa, fu uno dei dieci operai italiani delle saline che vennero uccisi appunto Aigues-Mortes, in Camargue, perché si era diffusa la falsa notizia che avevano ucciso quattro francesi. L’odio per gli emigrati italiani che rubavano il lavoro scatenò il massacro e così un paese intero si rivoltò contro gli italiani. Gli stagionali italiani impiegati nella raccolta del sale e successivamente della vendemmia erano circa 500 su un totale di circa 1200 lavoratori. Il numero e la loro identità sono stati precisati dall’inchiesta del console di Marsiglia, Bartolomeo Durando.

La compagnia delle saline, infatti, non conosceva la loro identità e solo vagamente il loro numero, poiché trattava direttamente con i caporali-reclutatori, detti bayle. In quel 17 agosto, complici forse il caldo, la rabbia, l’egoismo, oppure l’invidia, i residenti francesi, «aizzati ad arte dai politici e rappresentanti locali di Aigues Mortes», come spiega in un libro inchiesta Enzo Barnabà – che in dieci anni di ricerche ha ricostruito tutta la storia di quei fatti – decisero di vendicarsi e di sfogarsi sui lavoratori italiani. L’azione fece dieci morti e un centinaio di feriti.Quando la notizia del massacro arrivò in Italia, scoppiarono rivolte anti-francesi in molte città.

A Roma le finestre dell’ambasciata di Francia furono oggetto di lanci di oggetti. La Nazione, ricordiamo, parlò per la prima volta di Ammadio Caponi tre anni, su queste cronache, quando in occasione di celebrazioni in altre località d’Italia il suo nome apparve nell’elenco delle vittime. Per la prima volta, invece, il prossimo 17 agosto, ci sarà una delegazione della città della Rocca ad Aigues-Mortes che deporrà una corona d’alloro. Oltre al sindaco ne faranno parte Fabrizio Mandorlini e il consigliere comunale Michele Fiaschi che si sono impegnati per costruire, l’identità, la vita e la famiglia di Amaddio. Fino a scoprire che c’è ancora un nipote in vita al quale è stata raccontata la storia del nonno che, ferito, riuscì a raggiungere Ventimiglia dove però morì. La vicenda fu al centro di un processo in tribunale che si concluse senza condanne. E la strage fu dimenticata. Ovunque.

Carlo Baroni