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Quel galeotto dalla bella scrittura. E Malvaldi gli firma la prefazione

Tutto è nato da un incontro tra il celebre scrittore e il carcerato

Ultimo aggiornamento il 7 settembre 2018 alle 07:06
Marco Malvaldi, padre del celeberrimo BarLume

Volterra (Pisa), 7 settembre 2018 - Errori che martoriano come colpi di clava. I passi giusti, verso un cammino catartico dove la scrittura lenisce le zavorre di un passato in balia di una ribollente palude macchiata da un delitto. Glay Ghammouri ha 40 anni e dovrà passare i prossimi 27 fra le robuste mura del Maschio: c’è una condanna per omicidio da scontare, mescolata ai remoti dolori di una vita sbattuta in trincea ai confini fra Libia e Tunisia. C’è un uomo, che oggi vive con coraggio la sua condizione e che, in questo cammino ulcerato, ha incrociato i fili del proprio destino con i guizzi geniali di Marco Malvaldi, padre del celeberrimo «BarLume»: un piccolo, grande miracolo, uno scritto a quattro mani che uscirà a primavera.

Un incontro, fra il galeotto e il giallista di grido, avvenuto anni fa al Don Bosco, cementificato dalla passione per la letteratura. Tanto che Malvaldi ha già firmato la prefazione del libro di poesie «Vengo dal sud oltre l’orizzonte», opera prima del detenuto, pubblicata dalla casa editrice pisana Ets. Ed il viaggio continua con una crime story che avrà proprio come quinta la galassia carceraria.

Malvaldi, è nata una nuova stella nel firmamento della letteratura?

«Chissà, forse ho scoperto un talento. Di sicuro Glay è una persona che ha tanto da dire».

Cosa può svelarci del romanzo che sta scrivendo con il detenuto?

«E’ una storia carceraria, dove un cattivissimo finisce fra le sbarre per un reato non commesso e ne uscirà «in maniera italiana». E’ una crime story sullo stile degli anni ’70-’80, in cui si descrive uno spaccato carcerario con leggerezza, pur affrontando un tema serio. Vede, spesso si ignora come vivano davvero i carcerati. Io ricordo ancora la meraviglia di Glay quando, per la prima volta, ha assaggiato una crema di nocciole di una nota marca».

Che uomo ha trovato?

«Di Glay mi ha colpito la dignità, il suo essere impeccabile, mai trasandato. E soprattutto la sua totale mancanza di vittimismo, sa bene cosa ha fatto. E poi ho visto subito in lui una persona che non frequentava i miei corsi di scrittura solo per guadagnare punti in buona condotta».

Qual è lo stile letterario di Glay?

«Riesce a descrivere situazioni complesse con poche parole. Ha buttato giù una bozza, che io sto riscrivendo per dare omogeneità alla storia».

C’è qualcosa in particolare che lo ha stupito del carcere di Volterra?

«In altre realtà carcerarie tutti urlano, a Volterra tutti si salutano. E’ un carcere che ha un’attenzione estrema alla dignità umana».

Ilenia Pistolesi

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