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Morte di Carnicci nel Tevere, analogie con il caso Solomon

La madre del 27enne di Santa Croce a Chi l'ha visto? chiede la riapertura del caso: "sulla scena dei fatti gli stessi protagonisti"

di CARLO BARONI
Ultimo aggiornamento il 7 luglio 2016 alle 16:28
Mamma e avvocato in studio

Santa Croce, 7 luglio 2016 - Svolta nel caso della morte di Federico Carnicci, ex operaio di Santa Croce, scomparso nel Tevere il 7 luglio 2015 e ritrovato morto in acqua dieci giorni più tardi. Dopo un servizio a “Chi l’ha visto?” ed i servizi de La Nazione - unico giornale che si è occupato del caso fin dal primo istante del ritrovamente del cadavere - il legale della famiglia Carnicci, l’avvocato Carmine De Pietro, annuncia la presentazione di una istanza per la riapertura dell’inchiesta finita  in archivio poche settimane fa.
In questi giorni dove si è registrata la morte dello studente americano Beau Solomon, tornano le tanti similitudini tra i due casi. Vuoi anche perché Carnicci viveva in strada - si era preso alcuni mesi per fare un''esperienza di giocoleria - e soggiornava spesso tra Ponte Sisto e Ponte Marconi e conosceva sia Massimo Galioto che la sua compagna. 
Secondo quanto si è appreso lo stesso Galioto non è stato mai ascoltato su questa vicenda mentre in procura venne convocata la compagna. Secondo l`autopsia Carnicci perse la vita in seguito ad uno shock termico e gli esami tossicologici diedero dato esito negativo. La famiglia non ha mai crduto al semplice incidente e la madre di Federico, intervista in redazione a Pontedera, disse poco prima dell'archiviazione: "Ma se qualcuno avesse spinto Federico nel Tevedere?".  Sulla morte di Carnicci, separato e padre di un bambino piccolo, secondo la famiglia, sono state fatte indagini molto superficiali.

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