Lidia Speri
Lidia Speri

Santa Croce sull'Arno, 7 maggio 2017 - Un mistero sempre fitto anche se ora le indagini proseguono serrate. Infatti il cadavere di Federico Carnicci potrebbe essere riesumato in tempi brevi, all’esito degli interrogatori che la Squadra mobile di Roma sta effettuando su delega del pubblico ministero Scavo. «La richiesta di riesumazione l’abbiamo già formulata» dice all’avvocato Carmine De Pietro che assiste la mamma, Lidia Speri, ed i fratelli di Carnicci, l’operaio 27enne di Santa Croce che nell’estate del 2015 aveva deciso di fare un’esperienza di strada e che invece, dieci giorni dopo la sua scomparsa dal gruppo di amici con cui viveva, fu ripescato cadavere nel Tevere. «C’è da fare chiarezza su alcuni segni che presenta il corpo – dice il legale – e che la prima autopsia ha ignorato. In particolare una striscia di colore bianco sulla parte alta della coscia sinistra ed altri segni che devono assere approfonditi perché potrebbero indicare trascinamento».

L’indagine della Procura di Roma, riaperta dopo una prima archiviazione è, al momento, per omissione di soccorso: questa l’ipotesti di reato del fascicolo. «Ma non escluderei – aggiunge l’avvocato – che possa aggiungersi anche la contestazione di occultamento di cadavere, appunto, all’esito degli accertamenti in corso: vediamo se ne emergeranno i presupposti». La Polizia sta procedendo con vari interrogatori, ha sentito la mamma di Carnicci, la sorella Vittoria Ricaboni e presto potrebbe sentire anche il fratello Giulio. Gli inquirenti, ovviamente, cercano informazioni dalle persone che erano con Federico quei giorni e in particolare la notte della scomparsa che possono avere informazioni utili. I ragazzi del gruppo che, comunque, non sono indagati e che dissero già nell'immediatezza dei fatti di averlo cercato per ore lungo il fiume». «Noi vogliamo solo giustizia e verità, non accusiamo nessuno: questa storia ha ancora punti oscuri», dice mamma Lidia che da due anni si batte come una leonessa. A partire dal fatto che in ambienti vicini al gruppo girava anche voce - come più volte sottolineato in questi mesi dal fratello Giulio -  che Federico era morto quando era ancora solo uno scomparso. Insomma, una notte  - quella del liglio del 2015 - il cui copione, definitivo, deve esere ancora scritto. La famiglia di Federico non ha mai creduto ad ipotesi di suicicio ed ha sempre rivolto l'appello: "Chi sa qualcosa per raggiungere la verità, parli". Rivolto anche alle persone che Carnici frequentava in quel periodo.