Lidia Speri in Tv
Lidia Speri in Tv

Santa Croce, 11 settembre 2018 - Ora un criminologo potrebbe valutare presto le foto del corpo senza vita di Federico Carnicci. Le foto saranno esaminate, da un consulente della famiglia, all’esito dell’esame autoptico che dispose la Procura di Roma durante la prima indagine. Saranno «rilette» alla luce delle testimonianze raccolte dalla sorella di Federico e «confezionata» in una memoria per il pubblico ministero sul cui tavolo c’è ancora aperto un fascicolo per «omissione di soccorso». Immagini che i familiari del 27enne, scomparso a Roma e restituito morto dal Tevere nel luglio del 2015 – nello spazio di dieci giorni – hanno potuto acquisire anche grazie al sostegno di tanti amici che hanno contribuito alla sottoscrizione aperta su Facebook alla battaglia per dare «verità e giustizia a Federico Carnicci».

Proprio la madre del 27enne, Lidia Speri e la sorella Vittoria, si dicono convinte quelle foto possano aiutare ad una diversa lettura dei fatti: «Ce lo mostrano – dice Lidia Speri – con segni da approfondire che potrebbero dirci cos’è successo quella sera. Quando Federico fu ritrovato era avvolto in una rete da pesca, gli mancavano varie parti del corpo e poi quei segni che secondo me non erano causati dalla permanenza in acqua».

Fu picchiato? Ci fu un litigio. O le cose andarono come ha raccontato chi nell’immediatezza ne ha denunciato la scomparsa. L’amico Carlo, uno del gruppo, al commissariato di polizia dichiarò: «Verso le 3, mi sono accorto che il nostro amico Federico si era gettato nel Tevere, probabilmente perché avevo bevuto troppa birra ed aveva perso l’equilibrio. Assieme al mio amico Massimo Galioto siamo riusciti ad afferrarlo ed a farlo uscire dall’acqua. Una volta tranquillizzato ci siamo rimessi a dormire fino alle 7: una volta svegli mi sono accorto che Federico non stava più dormendo nel suo sacco a pelo». 

Federico Carnicci, operaio di Santa Croce, si trovava a Roma, quel luglio, perché aveva deciso di prendersi una «pausa» dopo alcune delusioni. Così si mise a condividere un’esperienza di strada con un gruppo di punkabbestia che viveva sotto ponte Mazzini: nella notte fra il 6 e il 7 luglio 2015 entrò nel pianeta degli scomparsi. Il Tevere lo restitui cadavere, appunto, dieci giorni dopo. Come finì in acqua? Dopo una prima archiviazione la riapertura del caso è stata aiutata da elementi emersi dalle investigazioni difensive. Ora la signora Lidia vuol scongiurare il pericolo di una seconda archiviazione.